sabato 9 febbraio 2008

BRICCONIA NEWS: la coerenza.


A Bricconia imperversa la campagna elettorale: murales su intere facciate di palazzi, elargizioni ai senzatetto, molotov contro sedi politiche, risse televisive con ceffoni e insulti, bombe nelle automobili, comizi isterici, cortei sbandieranti e cariche contro la polizia, lifting dei leader e cocaina a badilate.

“Lei è contro la droga, onorevole?” “Proibizionismo assoluto, anche contro le droghe da cucina. Sa quanti ragazzini si fanno di peperoncino?” “Ma lei sniffa.” “Non per piacere. Lo faccio per tenermi su, come terapia, per il bene della nazione.” “Posso intervistare anche sua moglie?” “Questa non è mia moglie, è solo una della televisione. Me la scopo e basta.” “Per il bene della nazione?” “Certo, altrimenti come si fa a tenere unita la famiglia? L’adulterio è sempre in agguato. Non sono mica frocio, io.” “Ma sua moglie…” “Stiamo per divorziare.” “Nel suo programma elettorale non si è dichiarato contro il divorzio, l’aborto, le coppie di fatto…” “Che c’entra? Io ci soffro, sa? Ci soffro tantissimo a pagare gli alimenti e mantenere le amanti.” “Ci parli del suo impegno per la sicurezza e l’ordine pubblico.” “I cittadini possono stare tranquilli, la mafia ci darà una mano.” “Non l’ha aiutata anche a eliminare qualche avversario?” “Sì, proprio bravi. Tu fai una telefonata e… bum! Lo stronzo non c’è più.” “Il suo motto?” “Dio, casa, tradizione, leggi naturali… quelle cose lì.” “Ora dove sta andando?” “C’è un coca party sulla barca. Gran belle fiche. Vuole venire?” “No, grazie.” “Non sa che cosa si perde.” “Sì, lo so.”

venerdì 8 febbraio 2008

DOVE VAI, PAPÀ?



Sei sfuggito alla sorveglianza, hai oltrepassato il cancelletto, ti sei avviato traballante lungo il vialetto, ha raggiunto la strada con la tua postura incerta, tutto proteso in avanti, a passi concitati e saltellanti, le braccia abbandonate lungo il corpo, lo sguardo fisso, la mente altrove. Un'automobile ti ha urtato? O il mondo si è messo a vorticarti intorno? Sei caduto. Qualcuno che nutre ancora pietà e altruismo ti ha portato al pronto soccorso. Dove andavi, papà? Non importa. Anche noi andiamo. Ci sembra di avere chiara nella mente la meta, ma se appena ci fermiamo tutto ci appare confuso e assurdo. Dove andiamo? Cadiamo, ci facciamo male, qualcuno a volte ci aiuta, di solito siamo soli a medicarci le ferite, ci facciamo male da soli e ce ne fanno gli altri, ma noi continuiamo ad andare. Non sappiamo con precisione dove porta la strada. A volte la cambiamo per capriccio, altre volte perché finisce contro un muro, oppure perché i briganti ci mettono in fuga. E andiamo, testardi e illusi, scrutando con ansia l'orizzonte alla ricerca di luci e parole, di significati e terre promesse, di piaceri e passioni. Poi un giorno ci fermiamo per sempre. Nemmeno il tempo di pensare: ma dove andavo?

LETTERATURA PER RAGAZZI



Scrivendo a Emanuela di letteratura-per-ragazzi.it mi scappa la frase: IN ITALIA ESISTE UNA LETTERATURA PER RAGAZZI? Io non ho la competenza per dare una risposta. Rivolgo la stessa domanda a te, lettore: IN ITALIA ESISTE UNA LETTERATURA PER RAGAZZI? La rivolgo a librai e bibliotecari: IN ITALIA ESISTE UNA LETTERATURA PER RAGAZZI? E anche a responsabili di collane, editor, critici e docenti universitari: IN ITALIA ESISTE UNA LETTERATURA PER RAGAZZI?

giovedì 7 febbraio 2008

BRICCONIA NEWS: le liste


Si va delineando in modo sempre più chiaro la geografia dei partiti politici in vista delle prossime elezioni. Ai grandi schieramenti di destra e di sinistra si affiancano o si contrappongono partiti di centrodestra e centrosinistra, di manca e dritta, levante e ponente, sopra e sotto, in mezzo ma non troppo, un po’ più di là e soprattutto va e vieni, dentro e fuori, avanti e indietro, un piede in tre scarpe. “E lei, onorevole, che cosa farà?” “Quello che fanno tutti, fondo un nuovo fiore. Petunia. O crisantemo. Mimosa, magari, così le donne ci votano.” “Che cosa apparirà nel simbolo?” “Il sole, la famiglia, l’arcobaleno… le solite cose. Niente stravaganze. La politica è una cosa seria.” “Correrà da solo?” “E come faccio? Ho messo su qualche chilo di troppo e mi viene il fiatone. Entrerò in una coalizione, no?” “Quale?” “Non ho ancora preso accordi. Sto valutando. Da una parte fanno fuori i giudici che vogliono mettermi in galera, dall’altra la mafia mi assicura camionate di voti e dall’altra ancora mi regalano tre ville, una banca e una società di telefonia. Fare i politici diventa sempre più complicato.” “Che cosa prometterà agli elettori?” “Onestà, onestà e onestà.” “Ce n’è bisogno?” “Secondo me, no. Il politico ha a che fare con trafficoni e delinquenti, fanatici e vip, psicopatici e mercenari. Se fa l’onesto, se lo mangiano in un boccone.” “Ma lei promette onestà.” “Sì, alla gente piace.”

mercoledì 6 febbraio 2008

MAMMA MALATA

Devo accompagnare mia madre in neurologia, al centro Alzheimer. Come al solito, se n’è dimenticata e deve ancora prepararsi. Per questo arrivo sempre in anticipo. La dottoressa è sorridente, cordiale, paziente, efficiente, rassicurante. Mette subito a proprio agio mia madre, che comunque si emoziona quando comincia il rito delle domande: quando è nata? che giorno è oggi? che mese è? che stagione è? Per il momento, è bocciata. Poi supera l’impatto iniziale e, come sempre, risponde a tutto con precisione e completezza. Dà un’immagine di sé positiva, di persona che ha tutto sotto controllo, affettuosa e altruista, comprensiva e conciliante. Quando la dottoressa le raccomanda di accettare un aiuto in casa, almeno per un’ora al giorno, lei sorride e non dice di no. Poi si arriva al momento dell’alienazione. La dottoressa dice: ora devo fare qualche domanda a suo figlio, dopo parleremo ancora noi due. Si rivolge a me come se mia madre non fosse lì. Ma mia madre è malata, non conta. Ancora una volta devo barcamenarmi con le risposte, volendo riuscire esauriente per la dottoressa e rispettoso della sensibilità di mia madre. Devo raccontarle di quando impreca e maledice, delira di sesso e violenza, accusa con ferocia, minaccia… E la mamma è lì e ascolta i miei giri di parole, le mie metafore, le mie allusioni. Tanto, lei è malata. Dovete prendere decisioni anche contro la sua volontà, mi consiglia la dottoressa. La mamma è malata e la sua volontà non conta più niente. Mi invita al conflitto. Liti furibonde, amarezze, cose cattive che scappano di bocca, gesti inconsulti, lacrime, infelicità. La mamma si avvia verso l’Alzheimer, il papà ha il Parkinson, quasi immobile sulla poltrona, quasi sempre assente, quasi non più vivo. Sappiamo tutti quanto è pericolosa la loro situazione, soli in una villetta lontano dal paese. E se mio padre, che continua a cadere, ruzzola giù dalle scale? E se prendono dosi eccessivi di medicinali? E se… Non c’è soluzione. La mamma non vuole andare a casa di nessuno, non vuole nessun estraneo in casa, non vuole nemmeno più che il papà frequenti il centro diurno. Ma anche lui preferisce stare a casa dove lo stato di catatonia non è esibito in pubblico. Lei ha sempre fatto tutto da sola e vuole continuare così. Ha i suoi polli, i pappagallini, la cagnolina Lilli, i gatti, le piante… Mamma, hai sentito la dottoressa? Perché non riproviamo a darti un aiuto in casa? Non esita. No. Un no sereno, ma granitico. Poi dice: è andata bene, no? non sono matta, no? No, mamma. Torniamo a casa. Lilli ti aspetta. Il papà ha già allagato la casa tre volte. Sfuggito al suo controllo se n’è andato per strada ed è stato urtato dalle auto di passaggio, corsa al pronto soccorso, solo escoriazioni. E se…? E se succederà il peggio, saranno morti liberi, ancora padroni di se stessi. Autodeterminazione. Potere decidere da sé di se stessi. È una cosa così terribile? Ma c’è questa mentalità di assistenza forzata. Tu sei malato o indigente e non puoi più decidere per te stesso. Provvediamo noi a tutto, alla tua vita e alla tua morte, nelle modalità e nei tempi che noi decidiamo. La chiamano anche carità. Rispetto della vita. Nessuna vita umiliata e costretta può dirsi rispettata. Penso che ogni terapia si debba avviare insieme al paziente. Che ogni decisione sulla vita altrui debba essere condivisa, se possibile.

domenica 3 febbraio 2008

MAMMA MAMMAZZA


MAMMA MAMMAZZA
di Aquilino

Regia di Stefano De Luca

con Sergio Leone, Marta Comerio, Giorgia Senesi, Tommaso Banfi, Annamaria Rossano

Elementi di scenografia Anni Fuszer

Costumi di Carla Ricotti

Organizzazione Valentina Falorni per LUPUSAGNUS

16 e 17 febbraio 2008
Teatro della Dodicesima di Spinaceto, Roma

Circuito Teatri Possibili

“Una madre ama sempre il proprio figlio, anche quando lo odia”.
Mamma m’ammazza di Aquilino è un piccolo testo di grande cattiveria. In scena cinque personaggi per una storia assurda: Luca, il figlio, esibisce al parco le proprie “vergogne di uomo” ad un’incauta runner, Alice. Dopo il fattaccio, torna a casa, dove una Madre mostro-divoratrice, una medea del ventunesimo secolo, lungi dal proteggerlo e nasconderlo, lo respinge, lo aggredisce, lo tortura verbalmente (e non solo), lo umilia, lo massacra, lo annichilisce, instigata da Chiara, la sorella.
Alla fine, lo ammazza. A queste femmine folli si aggiunge un ottuso commissario di polizia, presentatosi con la vittima a casa di Luca e della sua sconclusionata famiglia.

Sarcastico, sconvolgente, sempre sul filo di un’ironia tragica, Aquilino riflette - come in uno di quegli specchi deformanti da luna park - vizi, perversioni, mostruosità, intrinseche storture dei legami familiari.

sabato 2 febbraio 2008

POESIA TRE


È giorno da poco, a un uccello che chiama

un altro risponde. Io monaco unico del mio monastero

spalanco la dispensa dei semi e loro

verranno tutti qui. Le foglie sono verdi.

La freschezza dell'aria invita al sorriso: sì,

tutto il mondo è così,

un giorno di luce. Questo penso,

nel mio giardino.

Passa un treno.

Un urlo troppo vicino.

POESIA DUE


Vento che porti via porta via anche me

portami via perché

non so fare che poesia

tu portami via

là dove finiscono le storie

dove non c’è memoria

fuggendo troverò

quello che non so?

POESIA UNO



Camminano su pietre puntute

che squarciano i piedi io dico

venite qui, c’è l’erba

sorridono senza sostare sento

che dentro il loro petto i gemiti strappano

il cuore

perché continuare a camminare

su pietre

tinte del sangue di chi li precede?

io dico

volete che sulle pietre anch’io cammini?

Sorrisi

cupi

e non danno risposte.