mercoledì 10 novembre 2010

VERGINELLA A BOLOGNA


"Verginella" nella stagione del Teatro Calcara a Calcara di Crespellano, via Garibaldi 56, tra Modena e Bologna, il 26 novembre ore 21.00, a cura del "Teatro delle Temperie", http://www.teatrodelletemperie.com/index.html.

Dalla presentazione:
"Il lavoro degli attori condotti dal bravo Stefano De Luca è credibile e fortemente evocativo. Durante un'ora e mezzo di spettacolo non c'è un attimo in cui le immagini non travolgano lo spettatore. Gli interpreti della raccapricciante storia hanno la capacità di provocare emozioni intense al limite della commozione senza aggiungere nullka a una recitazione vera, pulsante, travolgente." (Valeria Colizzi, Teatri Milano)

Lupusagnus presenta Verginella, di Aquilino, regia di Stefano de Luca, con Marta Comerio, Tommaso Banfi e Annamaria Rossano.

lunedì 8 novembre 2010

PRESENTAZIONE LIBRI

ITALIANI BRAVA GENTE?


Angelo Del Boca, "Italiani brava gente?", Neri Pozza 2005.
"Anche se incompleto, il quadro che presentiamo dei crimini di ghuerra compiuti da italiani negli ultimi centocinquant'anni ci sembra tuttavia sufficiente per poter formulare un severo giudizio di condanna. Ciò non vuol dire che gli italiani guidino la classifica delle imprese delittuose. Essi sono però alla pari - certamente secondi ai nazisti - degli altri popoli che, nello stesso periodo di tempo, hanno promosso campagne coloniali e hanno preso parte agli ultimi due conflitti mondiali. Gli italiani, però, si differenziano nettamente dagli altri popoli per il continuo ricorso a uno strumento autoconsolatorio, il mito degli italiani brava gente, che ha coperto, e continua a coprire, tante infamie." (pag. 306)

Infatti ricordo, da giovane, le discussioni con gli amici: sì, fascisti, ma non nazisti, noi non abbiamo fatto...
E invece abbiamo fatto di tutto. Abbiamo usato i gas (primi in Europa) in Libia, bruciato vive le famiglie nelle capanne, organizzato campi di concentramento per massacrare e far morire di fame la popolazione, fatto a pezzi, mozzato teste, giocato alla caccia al negro (cui partecipò anche Indro Montanelli)... 40.000 morti ammazzati solo in Libia. E abbiamo anche tentato il genocidio nei Balcani (altro che foibe!) e siamo stati considerati peggiori dei tedeschi in Slovenia e in Russia. E in Cina? Uomini come bestie da macellare. E abbiamo torturato innocenti, solo per dare l'esempio. Documenti agghiaccianti quelli di Graziani, Badoglio, Mussolini... per citare solo alcuni degli innumerevoli criminali di guerra, tutti impuniti, tutti poi protetti da De Gasperi. Anzi, a molti boia sono state intitolate vie e piazze, e sono onorati nei paesi di nascita come eroi.
Begli eroi, gli eroi italiani!
Tra l'altro, i fascisti hanno ammazzato anche migliaia di preti, diaconi e chierichetti in Etiopia., solo perché qualcuno di loro aveva magari dato da mangiare ai ribelli. Ma di loro la Chiesa si è subito dimenticata. Nessun santo, da quella parte. Sono solo negri.

E insomma che bisogno abbiamo di temere albanesi, romeni, marocchini, cinesi? Gli animali più feroci ce li abbiamo già qui, sono i nostri vicini di casa, sono italiani. In un attimo, basta che qualcuno gli dia il via, da buoni padri di famiglia si trasformano in feroci massacratori di donne e bambini. Proprio come i cagnacci che portano a spasso, che di colpo azzannano alla gola senza motivo. Gli italiani un motivo ce l'hanno, anzi più di uno: il patriottismo bastardo, il razzismo, il fanatismo religioso ipocrita, il maschilismo, l'adorazione della figura forte... e poi anche l'ignoranza, la meschinità, la vanagloria, la malvagità che diventa ferocia, e un'intelligenza tanto piccola che lascia sempre inattivo il cervello.

Infatti, odiano le persone intelligenti e sensibili, detestano la cultura e l'arte. E amano tanto la televisione.

C'è da avere paura, a essere italiano tra gli italiani.

E che dire del film libico "Il leone del deserto" del 1981 con Anthony Quinn, Rod Steiger e Oliver Reed? "Danneggia l'onore dell'esercito", dirà Giulio Andreotti. Censurato. Invece Lo storico inglese Denis Mack Smith ha scritto sulla rivista Cinema nuovo: "Mai prima di questo film, gli orrori ma anche la nobiltà della guerriglia sono stati espressi in modo così memorabile, in scene di battaglia così impressionanti; mai l'ingiustizia del colonialismo è stata denunciata con tanto vigore... chi giudica questo film col criterio dell'attendibilità storica non può non ammirare l'ampiezza della ricerca che ha sovrinteso alla ricostruzione". (Eric Salerno, Genocidio in Libia, Roma, 2005, p. 15).
Bisognerà aspettare l'11 giugno 2009 per vederlo in Italia su Sky.

Riparlando di radici, non si è più onesti e obiettivi e assennati a riconoscerle in libri come questo di Del Boca che non nella Bibbia?
Comoda, la Bibbia. Tutti fermi tutti zitti, parla Lui.

domenica 7 novembre 2010

UNA FABBRICA DI TEATRO


Il Teatro dei Passeri ritorna segnando un buon ritmo iniziale e qualche difficoltà organizzativa. Ci sono ragazzi sia delle medie sia delle superiori e trovare un orario comune è impossibile. Le prove si svolgeranno al martedì e al sabato alternati in due diversi luoghi, la scuola media e un locale di Villa Negri concesso dall'Amministrazione. Conseguenze? Allestire una commedia di un'ora e mezzo senza usufruire di una scenografia fissa (ho già pensato di rinunciare alle consuete pedane e di sostituirle con tre panche di un metro e ottanta circa, stile "Verginella" di Stefano De Luca, che abbiamo visto usare anche nella "Locandiera") e cambiando anche spazio (sala grande, sala piccola). Ahi ahi. Ma come sarà "L'Arlechin che copa i gati"? Come saranno i passeri 2o11?

L'esperienza acquisita in questi due anni ha il suo peso. I passeri non sono attori, ma sostengono la scena con efficacia rispetto agli obiettivi che ci proponiamo. Sono più sicuri di sé, più pronti alle improvvisazioni, più acuti nell'intuire le esigenze registiche. Anche più disciplinati, per quanto siano sempre ragazzi con voglia di chiacchierare e ridere. Per fortuna.

Da domani sperimento una specie di "fabbrica del teatro" che ancora non so con chiarezza dove mi porterà. Detesto gli attori che vanno e vengono dallo spazio palcoscenico allo spazio misterioso dietro le quinte. Salvo eccezioni giustificate dal testo o dalla situazione o dalla resa espressiva ed estetica, tengo i personaggi (non gli attori, i personaggi) sullo sfondo, dal quale si staccano per invadere lo spazio scena pur senza avere battute, contribuendo alla definizione dello spazio virtuale, alla dinamica delle relazioni e ai cambiamenti di scena.
Un teatro non di attori, ma di compagnia. Di personaggi che una volta portati in scena devono rimanere sé stessi fino alla fine dello spettacolo e non subire l'altalena attore-personaggio che riporta non alla finzione immaginifica ma a quella di convenzione: si fa finta che... facendola crollare a ogni uscita di scena. Il gioco va tenuto anche nelle pause, perché il bambino che gioca continua a crederci anche quando qualcuno tenta di interromperlo e di riportarlo alla realtà.

E' una sfida, dato che reggere non solo la propria parte, ma anche tutta quanta la propria "non-parte" è impresa da professionisti. Noi non siamo che dilettanti che vogliono divertirsi in modo "alto", e ci perdoniamo le inevitabili presunzioni.

All'inizio sarà il caos, ma non dicono tutti che l'universo è nato dal caos? A noi basterà far nascere un piccolo pianeta per le emozioni di una sera.

E LA RUOTA GIRA


Dal diario di Benedetto Croce, 29 aprile 1945.
"Annunzio della fine del Mussolini e dei suoi gerarchi. Mi è parsa affatto naturale. L'uomo era nullo, e la fine ha confermato questo giudizio. Bisognerebbe dimenticarlo, ma insieme sempre ricordare che moltissimi o i più, in Italia e fuori, lo hanno creduto una grande forza geniale e benefica, e lo hanno plaudito e sostenuto per lunghi anni".

giovedì 4 novembre 2010

GLI DEI MALEVOLI


L'ho finito, e ho anche già cominciato "Se muore l'Arlecchino", terzo capitolo della vita di Albino Guidi sottoposta al Fato e alle interferenze di Atena. Tra un libro e l'altro c'è sempre un vuoto terrificante che per fortuna dura solo pochi giorni. Nausea per la tastiera, la mente confusa e insieme vuota e apatica, l'incapacità di organizzare parole e idee, il silenzio perfino nel dormiveglia, quando di solito tutto s'illumina...
L'ho finito e ora è lì che mi guarda e io guardo lui, il futuro probabile libro, e dico: "E adesso, caro inedito, che cosa facciamo?". Lui niente, io non lo so. Molte case editrici di serie A non danno nemmeno più indicazioni sul ricevimento degli inediti. Sono tanti anni che pubblico e ancora mi chiedo: ma come si fa a pubblicare? Se qualche editrice mi legge, si faccia avanti, per favore. Intanto, lo mando alla Robin che finora mi ha accolto bene.
Sono dodici racconti, rielaborazioni libere di miti piccoli e grandi, un itinerario che parte da Eurinome e dal suo uovo di creazione e si conclude sempre con Eurinome che lascia disgustata la terra (disgustata da uomini e dei) e se ne va in giro per l'universo "sempre più in là". Che cosa cerca? Vita, vita, vita che non sia chiusura, opposizione, violenza, egoismo, intolleranza...
E così sulla Terra chi rimane? Zeus che pensa solo a stuprare ninfe e abbandona gli uomini a un destino di sopraffazione e infelicità.
Quando tornerà Eurinome? Abbiamo bisogno di qualità "femminili". Abbiamo bisogno di una "Madre Terra. Ecco i titoli:

Un giorno ucciderai Eurinome
Eracle non ci pensò due volte
Tifone s’impadronì del falcetto
Pandora nella sua nudità
Deucalione fece la volontà del padre
Ma poi suonò Marsia
Artena osservava accarezzando il rosmarino
Attis la seguì in silenzio
Dafni si sentì raddolcire il cuore
Sarò madre di dei, Asteria
Persefone scolpita nell’ombra
Un turbine rapì Alcesti
“Sii il tuo dio!” gridò Eurinome


PRIMA DI ME


Adriano, uno dei miei cugini che non vedo da quando ero ragazzo (non sono tipo da riunioni familiari e non partecipo a matrimoni e funerali, mea culpa), spesso in giro per il mondo come renewable energy technical manager, mi ha riagganciato, abbiamo avuto un simpatico scambio epistolare e magari mi convincerà a partecipare a una cena a casa sua. Mi ha spedito una fotografia del 1945 con la famiglia di mio padre (il terzo in alto da sinistra). Io non c'ero e tra qualche anno anche di me non rimarrà che qualche fotografia (oltre a tante parole).

LA LOCANDIERA


Mamme del Comitato e alcuni ragazzi del Teatro dei Passeri a Milano per "La locandiera" proposta da Anna Maria. Stabile di Palermo, regia di Pietro Carriglio, con Galatea Ranzi. A me Goldoni non entusiasma, tante chiacchiere da salotto buono, dai e ridai alla fine tutto resta come prima e un teatro che non è in movimento rispetto alla società e si propone solo come lo specchio della classe alta borghese e aristocratica... ed esprime critiche che insomma risultano bonarie perché ogni rivoluzione, si sa, spinge verso un baratro con un cartello che allarma: chissà dove si va a finire!
Perdonatemi, non sono un critico, e non ho nemmeno una cultura teatrale rispettabile, voglio solo fare anch'io un po' di salotto senza fare il presuntuoso e senza offendere nessuno.
Ma, insomma, a me di Mirandolina che cosa importa? Niente. Perché niente mi rappresenta. Mi sa di sophisticated comedy. Con quel finale piazzato lì per aria... e il cavaliere che se ne va imprecando... ma dov'è l'amore in due lunghi atti?
Arduo criticare l'allestimento dello stabile di Palermo. Una scena incantevole, luci magiche, attori da applauso... un grande teatro alla Visconti, con un tocco efficace di modernità (le panche), e così bello nella sua anima scarna. Ma di respiro così lento...
A tratti, mi pareva di essere piombato in una tragedia di Eschilo. E invece no, si era in una locanda in cui frizzi e lazzi avevano anche loro un'eleganza snob. Un teatro tanto puro che chi tocca rompe. Ma quel respiro... finiva per risultare finto, legato non alla vita reale e nemmeno alla virtualità dell'immaginazione. Un respiro che dipendeva dal numero di passi per entrare e uscire di scena, e quindi così aleatorio, così registico.
Spettacoli come questi li invidio perché io (che non sono nemmeno regista come invece purtroppo l'editore ha scritto nella biografia dell'ultimo libro per ragazzi) non sarei mai capace di tanto controllo. Una coerenza simile col cavolo che la rubo al mio confuso pasticciare con i ritmi.
Ma i ritmi, ecco. I tempi. Mi mancava, da spettatore, la sorpresa, lo stupore dietro l'angolo, lo spiazzamento, il senso incontrollabile della vita. Tutto procedeva regolato in un anelito alla perfezione. Battuta, pausa, battuta, giro attorno alla sedia, battuta, imbarazzo, battuta, tre passi...
E io, forse, amo il caos.
Da cui estrarre non la perfezione, ma un momento magico di ordine, che subito si degrada in vita.
Che cosa ho portato via?
Tanto. Un senso matematico dei dialoghi, un senso metafisico della scena, una coerenza di recitato, una misura "classica".