mercoledì 1 agosto 2012

IL TEATRO INTELLIGENTE


Ho visto “Carnage”, film del 2011 diretto da Polański, basato sull’opera teatrale “Il dio del massacro” di Yasmina Reza. La drammaturga è francese, ex attrice, ora anche romanziera e sceneggiatrice. I suoi testi hanno riscosso ovunque un successo straordinario. La produzione di Broadway ha chiuso il 6 giugno 2010 dopo 24 anteprime e 452 repliche regolari. Tutte le critiche trasudano entusiasmo, comprese quelle italiane.
Ho visto il film a colpi di telecomando, in accelerata. Da Repubblica: “Quel salotto diventato un campo di battaglia del vivere pacifico benestante e civile, ne ha svelato la miseria, infelicità e solitudine”.
A me, della miseria, dell’infelicità e della solitudine della borghesia non importa proprio niente. Il benestante borghese ha risorse per consolarsi e può sempre cambiare vita. C’è gente che non solo non trova consolazioni (a parte le illusioni religiose), ma non ha possibilità di cambiare nulla della propria esistenza.
Ho visto il film in velocità perché tutto mi sembrava scontato e soprattutto costruito con abilità a tavolino. Basta con questo teatro intelligente che piace tanto soprattutto a chi fa uso di un’intelligenza addomesticata o in parte assopita!
Testi di analisi, messa a fuoco, studio dettagliato, scomposizione e ricomposizione, tutti concentrati sul dettaglio, sul singolo caso, sul salotto e sull’individuo. Noia. Come ascoltare i pettegolezzi, gli sfoghi, le malignità, le accuse e i piagnistei, le invettive e le maledizioni della gente di piazza, che trascorre la vita a parlare e sparlare, senza vivere.
Il teatro intelligente è pur sempre catartico. Sono cose che capitano agli altri. Il pubblico gode. Esercita la propria intelligenza da manuale e applaude convinto la rovina altrui e la propria integrità.
Il teatro intelligente è piccolo. Quanto il salotto. Le due coppie di Polanski arrivano all’ascensore e non vanno oltre, chiuse come sono in una scatola di luoghi comuni, atteggiamenti massificati, prevenzioni banali… tutto, però, espresso con intelligenza. Infatti, sono persone acculturate. Persone superiori. Che si meritano quello che hanno: un teatro intelligente quanto loro.
Ah, che voglia di spazi aperti ti mette uno spettacolo così! Di verità più ariose! Di visuali più profonde e più ampie!
Noia e fastidio. Detesto veder litigare le persone in modo “civile”. Non ha senso. O si cercano modi per sviluppare un dialogo o si va ognuno per la propria strada o si fa un macello. Invece, nel teatro intelligente, si riversano secchiate di parole in faccia allo spettatore. Da affogarlo. Parole tanto importanti che lo spettacolo lo si può seguire con il tasto avanti del telecomando sempre premuto.
Grandi prove di recitazione? Ma sì. Comunque, di attori bravi in giro ce n’è una caterva. 

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