lunedì 2 gennaio 2012

LA REGINA DELLE RANE

La regina delle rane

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Chi è Regina? Regina è una donna. È appena uscita dal manicomio.
Regina ha una valigia.
È importante avere una valigia, rende più simili agli altri. Con una valigia ci si può sentire più sicuri. Ci si può sentire protetti. Anche se non si ha un posto dove andare. Anche se ti cacciano appena ti fermi.
Regina non è una donna comune. Lei è una donna speciale. Molto speciale. Lei è la regina delle rane.
“… La cosa più strana è questa: come mai nessuno si stupisce di vedere una rana con la valigia?
La gente è distratta. Ha mille pensieri. Ha fretta. Passa vicino a una rana con la valigia e non se ne accorge. E sì che ogni tanto io faccio grè grè grè. Niente. Mi guardano come matta, non come rana…”.
Che cosa può contenere la valigia di Regina? In fondo è matta. Si crede una rana.
E le rane si sa, vanno al fiume.

Testo di Aquilino
Duo Evocarè
Voce di Patrizia Bossoni
Musica di Giuseppe Serafino


Ecco l'incipit:

(Entra una donna con la valigia.)

Pesa, questa valigia. Uh, non sento più il braccio. Oh, ma come pesa. D’altronde, i vestiti non mi stavano tutti addosso. Se non c’era la valigia... Dove li mettevo i vestiti belli? Ne ho due. Uno di un colore e l’altro diverso. Ho anche la biancheria rosa. Meno una mutanda, gialla. Me l’ha regalata la mia amica Piera per Natale.

Piera, va bene che hai settant’anni, ma possibile che non lo sai che a Natale si regalano le mutande rosse? Per l’ultimo dell’anno, no? Perché portano fortuna.

La fortuna non guarda il culo della gente e le mutande rosse le mettono quelle che si spogliano per fare le sporcherie. Tu ti spogli davanti a un uomo?

Per adesso, no. Però non si sa mai. Prima devo trovarlo, un uomo.

E se lo trovi, ti spogli?

Se me lo chiede...

E se vuole fare le sporcherie?

Ormai che mi sono spogliata...

Senti… non è che mi puoi invitare anche me?

Piera! Hai settant’anni!

Appunto. Se non approfitto fin che sono giovane...

La Piera non è brutta. Ha pochi capelli, le chiazze sulla pelle… però non è proprio brutta. Ha un occhio quasi azzurro. È anche simpatica, quando non picchia. A me non mi picchia quasi mai perché siamo amiche e se mi picchia ha la mano leggera. Sarà… mah, un’ora fa… che l’ho vista nella metropolitana.

Piera, che cosa ci fai qui?

Aspetto il treno per Cremona.

Ma questa è la metropolitana.

Che cosa me ne frega a me della metropolitana? Io aspetto il treno per Cremona.

Sì, ma devi andare alla stazione dei treni.

Ma va’! Alla stazione c’è un’aria fredda che mi prende subito la cervicale. Senti che bel caldo che fa qua!

Magari, con tutti i treni che passano, prima o poi uno va davvero a Cremona. Chissà che cosa ci va a fare a Cremona. Lei è svizzera.

venerdì 23 dicembre 2011

L'ASSAGGIATORE DEL RE


Una registrazione di qualche anno fa. A cura di un neurologo di Bassano del Grappa che ama la musica e il teatro.

giovedì 22 dicembre 2011

L'ARTE DI FRANCESCO MUSANTE



Genova. La Bohème al Teatro Carlo Felice di Genova con le scene di Francesco Musante | Mentelocale.it

Il libro "Il regno di Tovaglia" a cura di Frullini Edizioni di Pistoia, illustrato da Francesco Musante, uscirà ad aprile invece che a febbraio. Sarà un piacere scoprire come Musante riempirà di colore i personaggi e gli ambienti raccontati. Il libro conterrà due racconti: Pelicetta e Manfarina. Nel primo, il re Boccone vuole mangiarsi il coniglio di Pelicetta, l'ultimo rimasto insieme a quello dell'orco Manaro. Nel secondo, il re ha l'inappetenza e vuole a tutti i costi il pangiuggiolo di Manfarina. La sua prepotenza verrà sempre punita.

domenica 11 dicembre 2011

GIULIA E GIULIETTA

dal 13 al 31 dicembre

Fondazione Pontedera Teatro e LITTA_produzioni

Romeo e Giulietta

da William Shakespeare

adattamento e regia: Claudio Autelli

con: Francesco Meola, Andrea Pinna, Camillo Rossi Barattini, Michele Schiano di Cola, Giulia Viana

luci: Luigi Biondi - scene e costumi: Maria Paola Di Francesco - sound designer: Stefano De Ponti

in collaborazione con: Associazione Culturale LAB121 - foto: Alice Casarosa

“Il mio cuore, come il mare,
non ha limiti e il mio amore è profondo
quanto il mare: più a te ne concedo
più ne possiedo, perché l’uno e l’altro
sono infiniti.”

Giulietta - II atto – W. Shakespeare

Lo stato d’animo che riassumiamo col sentimento dell’amore, contiene colori molto diversi da loro.La storia di Romeo e Giulietta incarna bene questo viaggio attraverso una mente posseduta dal demone dell’amore. La realtà diventa un sogno che degenera in un incubo, ingenerato dalle nostre stesse inquietudini. La paura blocca e crea per sua diretta conseguenza gli eventi che ci metteranno alla prova.Romeo e Giulietta è una storia sul coraggio. La forza delle parole di Romeo e Giulietta contengono la vibrazione dell’infinito, immagine che generalmente sappiamo solo abbinare alla morte.Abbiamo bisogno di violentare il nostro senso del limite per percepire il trascendente a cui l’uomo aspira per sua natura.

Claudio Autelli

Antonella Ferrari

Teatro Litta - Ufficio Organizzazione

Corso Magenta, 24

20123 - Milano

tel. 02 8055882 - fax 02 36707436

cell +39.393.9413784

antonellaferrari@teatrolitta.it

www.teatrolitta.it


lunedì 5 dicembre 2011

SCRITTURA OK


Ho finito il nuovo romanzo per ragazzi e ne sto facendo la revisione (ringrazio Betti e le sue dritte). S'intitola "Debbie Nothing - La cercatrice di mostri". E' il primo episodio di una trilogia che vede Debbie muoversi dalle montagne sopra Ekker (la cittadina con l'istituto Grignàpola dal quale scappa) alla sede della Souls (Società Umanitaria Libero Soffio) fino al Madagascar. Perché il Madagascar? Beh, lei viene chiamata "la lemure" a causa degli occhioni color castano-giallo-arancio. Deve ritrovare i propri genitori e approfondire la conoscenza del "soffio", con il quale "sposta" il tempo.
Molto molto molto soddisfatto. Un passo avanti rispetto agli Orrendi. Non vedo l'ora di cominciare il secondo volume, spero presto.
Ora devo fare l'ultima revisione di "Se muore un Arlecchino" per la Robin. Il libro uscirà in ritardo, a settembre 2012. A gennaio uscirà "Nelle miniere di Molooc", il terzo degli Orrendi. Ho già pronta la prima versione del quarto, attendo che la casa editrice mi confermi la continuazione della serie.
Del libro di racconti "Bambini di luna nera" non ho ancora riscontri dalle tre editrici a cui l'ho mandato. Se non interessa a loro, pensavo di proporlo a qualche sezione dell'Unicef.
Mi sono finalmente chiarito le idee riguardo al quarto episodio con Albino Guidi, quel "Donne che amano i cani" parcheggiato nella memoria del computer. Volevo farne una specie di giallo, con una specie di indagine (condotta dalla moglie di Proteo, anche lei in grado di cambiare forma) sull'omicidio di una ragazza. Ma... non mi dava soddisfazione, mancava un respiro ampio, mancava un significato più profondo. Finito di scrivere Debbie, mi si è illuminata la mente e ho cambiato il titolo "Noli me tangere", in cui ci sarà l'indagine sulla ragazza (ammazzata dopo lo stupro), ma anche e soprattutto una riflessione (che darà fastidio a molti) sui rapporti con la chiesa cattolica.
Nei giorni scorsi ho anche sistemato due vecchi racconti sul regno di Tovaglia. Sono briosi e divertenti e trattano temi importanti come la prepotenza e l'ingordigia dei potenti (re Boccone e regina Tovaglia). Forse sono questi temi a mettere in allarme le case editrici; la critica del potere e della religione, soprattutto. Adorano scrittori e scrittrici rassicuranti, piatti, un poco ipocriti. Che importa se scrivono male? Basta che trasmettano i valori "giusti". Ah, piccola Italia!
I due racconti vengono pubblicati da un dinamico gallerista di Pistoia, Alberto Frullini, che a nome di Frullini Edizioni ha avviato una collana di narrativa adulti/ragazzi con distribuzione nelle gallerie d'arte. Il testo serve da stimolo a un pittore per produrre opere originali che illustrano il libro. A giorni Frullini contatta Francesco Musante, un artista di pittura vivace e fiabesca, per proporgli l'abbinata. Il libro uscirà ad aprile con il titolo "Il regno di Tovaglia".

domenica 27 novembre 2011

GLI ORRENDI VINCONO IL PREMIO PENNE



La giuria popolare di centocinquanta alunni di quinta elementare ha decretato vincitore "Orrendi per sempre" al Premio Penne.

mercoledì 23 novembre 2011


Al corbezzolo

di Giovanni Pascoli

O tu che, quando a un alito del cielo
i pruni e i bronchi aprono il boccio tutti,
tu no, già porti, dalla neve e il gelo
salvi, i tuoi frutti;

e ti dà gioia e ti dà forza al volo
verso la vita ciò che altrui le toglie,
ché metti i fiori quando ogni altro al suolo
getta le foglie;

i bianchi fiori metti quando rosse
hai già le bacche, e ricominci eterno,
quasi per gli altri ma per te non fosse
l’ozio del verno;

o verde albero italico, il tuo maggio
è nella bruma: s’anche tutto muora,
tu il giovanile gonfalon selvaggio
spieghi alla bora:

il gonfalone che dal lido estrusco
inalberavi e per i monti enotri,
sui sacri fonti, onde gemea tra il musco
l’acqua negli otri,

mentre sul poggio i vecchi deiformi
stavano, immersi nel silenzio e torvi
guardando in cielo roteare stormi
neri di corvi.

Pendeva un grave gracidar su capi
d’auguri assòrti, e presso l’acque intenta
era al sussurro musico dell’api
qualche Carmenta;

ché allor chiamavi come ancor richiami,
alle tue rosse fragole ed ai bianchi
tuoi fiori, i corvi, a un tempo, e l’api: sciami,
àlbatro, e branchi.

Gente raminga sorveniva, e guerra
era con loro; si sentian mugliare
corni di truce bufalo da terra,
conche dal mare

concave, piene d’iride e del vento
della fortuna. Al lido navi nere
volgean gli aplustri con d’opaco argento
grandi Chimere;

che avean portato al sacro fiume ignoto
un errabondo popolo nettunio
dalla città vanita su nel vuoto
d’un plenilunio.

Le donne, nuove a quei silvestri luoghi,
ora sciogliean le lunghe chiome e il pianto
spesso intonato intorno ad alti roghi
lungo lo Xanto;

ed i lor maschi voi mietean di spada,
àlbatri verdi, e rami e ceree polle
tesseano a farne un fresco di rugiada
feretro molle,

su cui deporre un eroe morto, un fiore,
tra i fiori; e mille, eletti nelle squadre,
lo radduceano ad un buon re pastore,
vecchio, suo padre.

Ed ecco, ai colli giunsero sul grande
Tevere, e il loro calpestìo vicino
fugò cignali che frangean le ghiande
su l’Aventino;

ed ululò dal Pallantèo la coppia
dei fidi cani, a piè della capanna
regia, coperta il culmine di stoppia
bruna e di canna;

e il regio armento sparso tra i cespugli
d’erbe palustri col suo fulvo toro
subitamente risalia con mugli
lunghi dal Foro;

e là, sul monte cui temean le genti
per lampi e voci e per auguste larve,
alta una nera, ad esplorar gli eventi,
aquila apparve.

Volgean la testa al feretro le vacche,
verde, che al morto su la fronte i fiocchi
ponea dei fiori candidi, e le bacche
rosse su gli occhi.

Il tricolore!… E il vecchio Fauno irsuto
del Palatino lo chiamava a nome,
alto piangendo, il primo eroe caduto
delle tre Rome.

venerdì 11 novembre 2011

PENNE: INCONTRO CON LA GIURIA DI BAMBINI


Penne, trenta chilometri da Pescara, teatro civico. Ho di fronte centocinquanta alunni di quinta elementare, tutti con in mano “Orrendi per sempre”. Ho già svolti incontri simili, ma questo mi riserva delle sorprese. Igino Creati, segretario del Premio Città di Penne, mi presenta. La briosa Elvira Giancaterino, membro di giuria, mi affianca portando il microfono là dove si alza una mano.

Mi presento, cercando di essere il più breve possibile: le mie attività, alcune informazioni sugli Orrendi. Poi, come faccio spesso, invito ad alzare la mano chi non legge e soprattutto chi odia la lettura. Sono pochi. Una ragazzina: “Io odio leggere, ma questo libro l’ho letto tutto e ho comprato anche il secondo volume. Mi è piaciuto tantissimo!” e sventola “I segreti di Blaad”. Anche altri, scopro con stupore, sono corsi ad acquistare il secondo volume (il primo gliel’ha fornito il Premio).

Seguono le domande, dapprima solo quelle scritte sui foglietti, preparate in classe. Poi quelle spontanee. Un’altra ragazza mi ringrazia perché ho scritto gli Orrendi; linguaggio forbito, osservazioni acute, una grande lettrice, una mente critica che già lascia il segno. Mi dice che nel libro non c’è solo avventura e piacere di lettura; gli Orrendi invitano a riflettere su questioni molto importanti quali l’emarginazione, la solitudine, la morte, i rapporti con gli altri…

L’incontro è vivace e caloroso. Pierpaolo prende il microfono. Deve esprimere un concetto difficile tutto suo, è imbarazzato, forse lo assale il pudore di dire cose troppo importanti, che non competono a un bambino di dieci anni. “… sei la fiamma della letteratura per ragazzi” dice, “perché hai fatto leggere i miei compagni che non leggono mai.” Torna a sedersi soddisfatto, lasciandomi fiero degli Orrendi.

Penso ai genitori e agli insegnanti che hanno bocciato il libro senza nemmeno leggerlo. Fanno così in tutto. Vivono senza nemmeno esplorare la vita. Allevano i figli senza nemmeno conoscerli. Votano senza essere consapevoli delle responsabilità verso la comunità. Criticano tutto ciò che il loro cervello ridimensionato non riesce a capire. Hanno il cuore gelido. Sono loro i veri orrendi. Per fortuna ci sono i bambini.

Prossimo appuntamento sabato 26, quando questi centocinquanta ragazzi decretano il libro vincitore.