sabato 17 novembre 2012

L'ATTORE DI DIDEROT

Gli attori del sec. XVIII come li vede Diderot.

"In società, quando non fanno i buffoni, li trovo cortesi, caustici e freddi, un po' esibizionisti, dissipati e dissipatori, interessati, più divertiti dei nostri difetti che colpiti dai nostri mali; sempre imperturbabili di fronte a un caso penoso o al racconto di un triste avvenimento; isolati, vagabondi, agli ordini dei potenti; scarsa moralità, niente amici, quasi nessuno di quei santi e dolci legami che ci accomunano nelle pene e nei piaceri a un altro essere, che a sua volta condivide i nostri. Ho visto spesso un attore ridere fuori di scena, ma non mi ricordo di averne mai visto uno piangere. 
Di quella sensibilità che si attribuiscono e che viene loro attribuita, che uso fanno? La lasciano forse sulla scena, quando ne escono, per riprenderla quando vi rientrano? (...) 
Si è detto che gli attori non hanno nessun carattere perché, recitandoli tutti, perdono quello specifico che la natura ha dato loro, e diventavano falsi allo stesso modo che il medico, il chirurgo e il macellaio diventavano spietati. Credo che si sia scambiata la causa per l'effetto, e che, se sono in grado di recitare tutti i caratteri, è perché, quanto a loro, ne sono del tutto sprovvisti."

Denis Diderot, Paradosso sull'attore, Editori Riuniti, 2007, pag. 117.

giovedì 15 novembre 2012

PASSEROTTI 3

Ci sediamo in cerchio. Per fare teatro, non devono essere consapevoli solo dello spazio e del corpo, ma anche dei partner. Ci dev'essere una coscienza di gruppo e una conoscenza interpersonale che infonda fiducia e sicurezza. Chiedo loro di esprimere opinioni e impressioni sui compagni. Come al solito, c'è la spaccatura tra maschi e femmine. I maschi ridono, hanno sbalzi d'umore, si muovono senza motivo. Delle femmine i maschi dicono: è tranquilla, non so che cosa dire. L'analisi non è certo approfondita, non ne hanno gli strumenti. Ma li costringe a guardarsi in faccia e a ricordarsi gli uni degli altri.
Bene, al lavoro. Consegno le prime sei pagine di copione. Per un'ora leggiamo. La prima volta per orientarsi, la seconda per dare vita alle parole. Ai bambini non posso dire: esprimi perplessità, manifesta insicurezza con una voce incerta e spezzata, usa un registro sprezzante... Non funziona, non capiscono. Devo dare io l'esempio. Leggo ogni frase non solo con la voce, ma con il gesto, il movimento, la mimica facciale. Ecco, ora identificano con chiarezza che cosa c'è sotto le parole. Ripetono con l'atteggiamento appropriato, rendendo espressiva la lettura. Quando all'esempio unisco un quadro dello stato d'animo e della situazione, lo faccio con termini semplici e diretti.
Abbiamo ancora un quarto d'ora e facciamo una prova. Arrivano alcuni genitori e assistono. Non è una grande prova. Sono distratti e stanchi (sulle spalle hanno una giornata intera a scuola), ma soprattutto hanno il copione in mano. Li invito a memorizzare per metà dicembre, così organizziamo una prova "ufficiale".

domenica 11 novembre 2012

PASSEROTTI 2

Entrano svolazzando garruli. Per riportarli nella dimensione teatro, pochi minuti di riscaldamento. A specchio. Mi tocco le parti del corpo e le nomino. In un attimo sono presenti a sé stessi. Approfondisco con il respiro: inspira naso, espira bocca, espira spalle, espira braccia e piegamento... Libertà espressiva: saltelli, smorfie, versi animaleschi... Stop. Lento veloce.
Siamo pronti.
Proviamo quanto costruito la volta scorsa e andiamo avanti. Luca ha tentato di aprire la porta, ma il verso spaventoso di Godzilla lo ha fermato: terrore in sala. Clicco su "Acqua gocciolante" (ho il notebook con casse esterne in cui ho uploadato decine e decine di effetti sonori). Input ad Andrea, per associazione: "E se mi scappa la pipì?". Improvvisano. Poi faccio sentire i latrati furiosi di un cane. Di nuovo paura. Discussione: dietro la porta c'è un cane o un dinosauro? Giada ha paura dei cani: mangiano i bambini. Infatti, si sente il pianto di un neonato, e poi silenzio: l'ha mangiato? Finalmente s'incuriosiscono gli uni degli altri (non si conoscono tra di loro). Si scambiano i nomi, bisticciano... Vengono alla luce i loro caratteri. Un conto alla rovescia crea suspence: che cosa sta per succedere? Una bomba atomica. E poi la sirena della polizia. Hanno dato la colpa a loro? Vengono ad arrestarli? Improvvisamente, trilla il telefono.
La scrittura procede svelta. Le idee sono tante, le gag facili, i momenti di paura si alternano a quelli di trionfo, o di attesa o di sfogo nervoso... Insomma, un sobbollire incessante di nuovi stati d'animo. I cambiamenti repentini di situazioni coinvolgono e offrono spunti interessanti. i bambini si divertono e danno contributi preziosi. Per finire, il gioco del cameriere (memoria e concentrazione): ordinano schifezze al cameriere che deve servire i piatti senza sbagliare.
Ecco i genitori. A giovedì.

sabato 10 novembre 2012

SERATA A PALAZZO BELLINI




 Sala piena, più di sessanta persone. Grazie a tutti i presenti (fa piacere che la gente si muova per la presentazione di un libro). Grazie all'amministrazione e alla biblioteca, al duo jazz Paolo Fabbri-Stefano Bobbio, ai signori Gelmini (e ai loro vini), al ristorante Gaia (e alle sue golosità), ai lettori e alle lettrici, a Sergio Plevani e a quanti altri hanno collaborato, tra i quali Jacopo Colombo del museo civico.


venerdì 9 novembre 2012

I SOLITI INCOMPRESI

Uno scrittore è uno specialista in comunicazione. Passa la vita a cercare cose che valga la pena di raccontare e a porsi la questione: come presento questo? come dico quello?
Sperimenta linguaggi nuovi, amplia il lessico, si cuce addosso una sintassi personale, elabora strutture espressive, s'inventa una semiologia esistenziale... 
Uno scrittore è un corpo sul tavolo autoptico, a volte già da vivo. Ne sezionano i giorni e le notti, le parole e i sogni. Ne analizzano le lettere, gli scarabocchi infantili, i deliri senili. Esaminano al microscopio le sue relazioni sociali, alla ricerca di virus letali. Ne abusano per spacciare teorie estetiche e formule matematiche di esegetica.
Di tutta la fatica per esprimersi e dell'affaccendarsi critico, in vita e in morte, che cosa rimane a uno scrittore?
La consapevolezza attonita di non essere stato capito da nessuno.Forse è solo un vezzo. Forse nemmeno lui riesce a capirsi. Forse la forza dell'intuizione informe è superiore a quella della razionalizzazione definita e definente. Forse. Forse è una condizione comune a tutto il genere umano.

mercoledì 7 novembre 2012

FIABE PER LEONI VENEZIANI


Fiabe per leoni veneziani – sta arrivando from Chagall on Vimeo.


Dieci riletture di fiabe famose.

Il progetto sostiene l’associazione U.I.L.D.M., sezione di Mestre.

Fiabe di:
• Fulvia Degl’Innocenti
• Cristina Marsi
• Francesca Ruggiu Traversi
• Barbara Fiorio
• Deborah Epifani
• M.P. Black
• Claudia Tonin
• Fabiana Redivo
• Aquilino
• Daniele Nicastro
Filastrocche di:
• Roberto Piumini
• Antonia Romagnoli
• Gabriella Sanapo
• Mario De Martino
Illustrazioni di:
• Vincenzo Sanapo

domenica 4 novembre 2012

ARTEMISIA: LA PASSIONE CONTRO LA VIOLENZA


Stamattina dalle 9.30 alle 12.30 ci siamo trovati io, Laura Fortina, Lorenzo Crippa e Carlo Fanchini per provare “Artemisia: la passione contro la violenza”. Il titolo è cambiato, ma l’opera rimane quella pubblicata in “Altri testi per il teatro” (Artemisia: le tinte forti delle passioni), ridotta di un terzo (ho tolto più che altro le descrizioni dei quadri che saranno però esposte insieme alle riproduzioni). In questo modo, risulta più in sintonia con lo spirito dell’iniziativa, contro la violenza sulle donne.
Laura viene introdotta da Lorenzo (musica sua al computer) al quale si sovrappone Carlo (musica sua con chitarra classica). La faccio leggere, ma l’interrompo subito: dimentica la bella lettura elegante, non cercare l’immedesimazione, ma la coerenza con emozioni e sentimenti. Il primo schema prevedeva inserti musicali strategici, ma ora gioco con i due tipi molto diversi di musica.
La elettronica accompagna scene come quella della tortura, risultando molto efficace, dato che richiama echi suoni cavernosi e metallici e stridere di catene ecc.; gli arpeggi fanno un tappeto che impreziosisce la voce e le note singole danno un ritmo pressante.
Metto alla prova i musicisti sulla declamazione. Lorenzo legge le parti maschili, tra cui quella in latino dei giudici; con Carlo recita le tre poesie d’epoca che pensavo invece di non utilizzare. Se la cavano egregiamente, hanno voci calde e profonde che si alternano felicemente alla tonalità femminile di Laura.
La spingo a sentire il testo con il corpo, a cercare una scansione di gambe e di voce, e in questo ci aiutano le composizioni di Lorenzo, così ritmate, e di evocazioni lontane, tipo il jazz. Lo senti, Laura? Stacca le parole, stai cantando jazz, muoviti sulla declamazione.
Come al solito, non m’interessa che al pubblico giungano tutte le parole e che le capisca tutte, dalla prima all’ultima. Ci sono obiettivi più importanti. Fondere le varie parti con coerenza espressiva, creare un clima, un’atmosfera suggestiva; soprattutto provocare emozioni con il gioco dei suoni contrapposti, dei ritmi, degli spiazzamenti… L’interpretazione naturalistica di un testo ci porta a strillare sui punti esclamativi, a strascicare la voce melensa sulle narrazioni malinconiche, a fare i cabarettisti nei momenti brillanti… Bah. Bisogna stravolgere. Cercare strade non abusate.
Alla fine, sono soddisfatto. In tre ore abbiamo costruito uno spettacolo basato su un trio di voce, computer e chitarra. Tra una decina di giorni una prova solo con Laura per raffinare la voce, poi una prova generale e infine si va in scena, il 24 novembre, a Mezzomerico.