venerdì 3 maggio 2013
martedì 30 aprile 2013
venerdì 26 aprile 2013
POESIA TRENTANOVE
Passeggiata di
pioggia tediosa ondivaga
intermittente sensazione di freddo,
ma lo sguardo accarezza l’incavo delle foglie
con gocce di diamanti -
i fiori lustrati
è stata la brezza a stendere l’acqua
in un velo che è lente d’ingrandimento? oh
albero gigante lucente
che gocci note musicali din diridin
e laggiù
tra le radici posso rannicchiarmi
guidare al letargo i pensieri
lungo un sentiero
di terra bagnata, che odora?
mercoledì 24 aprile 2013
domenica 21 aprile 2013
MIMO MAX
sabato 20 aprile 2013
PASSEROTTI 12: IL GIOCO DEL TEATRO
Quando, a
ottobre, abbiamo svolto i primi giochi-esercizi per familiarizzare con il
teatro, oltre all’imbarazzo si manifestava la mancanza di competenze per
quanto riguardava spazio, voce, gestica, immedesimazione, relazione con il
pubblico e improvvisazione. Giovedì, terminata la prova, propongo un gioco
semplice: pescate dagli scatoloni qualche telo, travestitevi e intratteneteci.
Il gruppo esce per fare modo all’interprete di prepararsi in tre minuti.
Rientriamo, ci accomodiamo e l’attore di turno sbuca dal paravento. La prima
tematica è relativa alla cacca. Inevitabile, dopo che l’alunno è stato sorpreso
dalla maestra mentre redigeva un “Libro sulla cacca” (più che altro inerente
alla tecnica) che è stato letto alla classe con grande divertimento. Poi si
passa alla follia: un’alluvione di parole quasi in libertà, nel cui flusso si
perde la logica, all’inseguimento di suggestioni fiabesche e televisive. La
recitazione è sicura, divertita e divertente; l’improvvisazione è fluida e continua.
È teatro che si fa gioco, e gioco che diventa teatro. Come in tutti i giochi,
ci sono regole da rispettare e abilità da acquisire; bisogna esercitare il
controllo delle proprie azioni, conquistare l’”adgredi” (“L’etimologia
della parola stessa ad gredi, significa andare verso... verso gli altri,
verso la vita, verso la realizzazione di sé. È forza vitale e positiva,
promuove il movimento del bambino verso l’autonomia, l’esplorazione”, da pediatiapratica.it).
Solo così il gioco si fa appassionante. E non si vorrebbe smettere mai.
martedì 16 aprile 2013
CORSO DI TEATRO: ARRIVEDERCI
E siamo giunti alla fine. Cinque incontri di teatro nella scuola che ci hanno lasciato il desiderio di continuare l'anno prossimo. Abbiamo visionato video di "Dietro la porta" e "La città dei bambini pirati" per fare osservazioni sul comportamento dei bambini. Osservazioni che dall'ambito teatrale passano a quello psicologico e viceversa. Quindi abbiamo messo in scena, in forma di lettura animata, "Un Natale bestiale". Ho invitato Massimo Beretta, corsista speciale, con una ricca esperienza di mimo, teatro di figura e clownerie, a trasformarsi da allievo in docente. Ha subito portato brio nel gruppo guidando le colleghe in un ingresso divertente e coinvolgente. Spero di vederlo presto come collaboratore di "Tecneke", soprattutto nel progetto dell'anno prossimo, l'allestimento di "Caligola" di Camus. Le due ore sono volate in un soffio e quindi... alla prossima!
domenica 14 aprile 2013
"DEATH WATCH" ALL'IMPROVVISO
L’improvvisazione di
cui faceva uso la Commedia dell’Arte non era certo invenzione di intreccio e
allestimento estemporaneo di un’opera teatrale. Essa era prerogativa del teatro
di ruolo, lo stesso ripudiato da Goldoni in cerca di una naturalezza realistica
che non risultasse manierata. L’attor giovane, per esempio, che sosteneva la
parte dell’innamorato, si costruiva un bagaglio tecnico e letterario di
atteggiamenti, pose, gesti, modi di dire, vocalità caratteristica e modi di
pensare dal quale attingeva durante le situazioni previste dal canovaccio.
Il recitar all’improvviso
non era realizzato quindi sul vuoto, ma su una cultura di storie e personaggi
tanto più ricca quanto più l’attore era bravo. L’improvvisazione è poi entrata
a far parte delle “materie” di studio di tante scuole di teatro, ha avuto
periodi di moda, è praticata da teatranti che operano in stile “corporeo o
circense o d’avanspettacolo o di varietà eccetera” (a volte non si capisce quale
sia la contaminazione e molte filodrammatiche mescolano reminiscenze oratoriane
con il cabaret). “Ma tu” mi chiedono, “non lavori con l’improvvisazione?” E
sono pronti a scandalizzarsi se il mio teatro è dogmatico, preciso nella
tecnica, registico, una partitura.
A volte quella che
viene definita “improvvisazione” si rivela un intruglio caotico, dovuto alla
carenza di preparazione e di idee. Con questo, non si nega la validità di una
tecnica che può arricchire in modo unico uno spettacolo. “Death watch” è
pronto, manca solo qualche rifinitura. Ben poco è nato dall’improvvisazione. Un’improvvisazione
stabilita dal regista per brevi quadri, quando dubbi o vuoti creativi spingevano
ad attivare l’intraprendenza degli interpreti (li chiamo “agonisti”) intorno a
idee vaghe.
Alla prima prova
generale, mi sono reso conto di alcuni interventi spontanei causati anche dalla
fatica di una concentrazione forte (ritmo sostenuto, interazioni continue, parola
agita e non solo recitata). Si trattava solo di esclamazioni o di gesti e movimenti
sfuggiti al controllo. Ma avevano un’importanza enorme. Segnalavano il momento
opportuno per avviare un percorso di improvvisazione. Eccola qua, l’improvvisazione.
Non a monte, ma a valle. Non per inventarsi uno spettacolo, ma per dagli la
profondità individualizzata. Per dare una spinta all’attore-interprete verso la
dimensione di attore-performante o attore-sacro o attore-officiante delle
avanguardie di inizio secolo XX; per consentire all’agonista di fare propri il
testo estraneo e anche la regia estranea, pitturando con la propria individualità
e personalità una messa in scena finora imposta.
Con la prossima prova,
quindi, concedo maggiore libertà all’agonista, con le seguenti raccomandazioni:
fa’ ciò che ti mette a tuo agio, esprimi con parole e gesti ciò che il testo ha
mosso dentro di te, opera variazioni sulla messa in scena acquisita senza però stravolgerla,
proponi ritmi, azioni-reazioni, tutto quello che ti viene in mente durante la
recitazione; ma senza fermare la rappresentazione; agisci nel suo flusso, all’istante.
All’improvviso. Sfruttando il bagaglio di conoscenze che il lavoro di
allestimento (di memorizzazione, vocalità, movimento e gestica) ti ha fatto
acquisire. Sfruttalo per “improvvisare” le tue reazioni personali e spontanee.
La settimana prossima vi
sveliamo che cosa abbiamo tratto da questa improvvisazione post-opera.
venerdì 12 aprile 2013
I PASSEROTTI AL FRANCO AGOSTINO TEATRO FESTIVAL
La prima esperienza con il pubblico dei Passerotti. La parte iniziale e quella finale dello spettacolo (che dura quasi un'ora). Con Andrea Boraso, Giovanni Canone, Amanda Picone, Giada Campesan, Giada Magnaghi, Lorenzo Bedale, Luca Caramori, Miche Aldera.
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