venerdì 26 aprile 2013

POESIA TRENTANOVE


Passeggiata di
pioggia tediosa ondivaga
intermittente sensazione di freddo,
ma lo sguardo accarezza l’incavo delle foglie
con gocce di diamanti -
i fiori lustrati
è stata la brezza a stendere l’acqua
in un velo che è lente d’ingrandimento? oh
albero gigante lucente
che gocci note musicali din diridin
e laggiù
tra le radici posso rannicchiarmi
guidare al letargo i pensieri
lungo un sentiero di terra bagnata, che odora?

mercoledì 24 aprile 2013

APRILE


malus perpetu evereste


amelanchier


azzeruolo


fothergilla


ilex


hosta


specchio


cotinus su sorbaria


asimina triloba (banano di montagna)

domenica 21 aprile 2013

MIMO MAX

Massimo Beretta, con l'amico e collaboratore Celso Cabiati, trentacinque anni di clownerie e teatro di figura, allievi di Bustric (http://it.wikipedia.org/wiki/Sergio_Bustric), sono venuti per una lezione di mimo. Punto fisso, bouncing, baricentro, espressività... Due ore intense che hanno entusiasmato i ragazzi di Tecneke. "Death watch" si arricchisce sempre più. Siamo pronti per l'anteprima, siamo quasi pronti per il debutto. Dove? Ci stiamo organizzando. Un progetto ambizioso per l'anno prossimo, "Scene da Caligola di Camus". Sto riducendo il testo per inviare la proposta all'agenzia romana che la sottoporrà ai detentori francesi dei diritti morali. Ci daranno l'autorizzazione? Tra un mese lo sapremo. Un Caligola che rispecchia il proprio nichilismo non nella recitazione lenta e compassata della tragedia, ma nel volto triste di un clown, nella scena spoglia, nel ritmo, nel movimento, nel canto jazzistico, nei costumi da senzatetto... 
Se tutto va bene, a ottobre si comincia.


sabato 20 aprile 2013

PASSEROTTI 12: IL GIOCO DEL TEATRO




Quando, a ottobre, abbiamo svolto i primi giochi-esercizi per familiarizzare con il teatro, oltre all’imbarazzo si manifestava la mancanza di competenze per quanto riguardava spazio, voce, gestica, immedesimazione, relazione con il pubblico e improvvisazione. Giovedì, terminata la prova, propongo un gioco semplice: pescate dagli scatoloni qualche telo, travestitevi e intratteneteci. Il gruppo esce per fare modo all’interprete di prepararsi in tre minuti. Rientriamo, ci accomodiamo e l’attore di turno sbuca dal paravento. La prima tematica è relativa alla cacca. Inevitabile, dopo che l’alunno è stato sorpreso dalla maestra mentre redigeva un “Libro sulla cacca” (più che altro inerente alla tecnica) che è stato letto alla classe con grande divertimento. Poi si passa alla follia: un’alluvione di parole quasi in libertà, nel cui flusso si perde la logica, all’inseguimento di suggestioni fiabesche e televisive. La recitazione è sicura, divertita e divertente; l’improvvisazione è fluida e continua. È teatro che si fa gioco, e gioco che diventa teatro. Come in tutti i giochi, ci sono regole da rispettare e abilità da acquisire; bisogna esercitare il controllo delle proprie azioni, conquistare l’”adgredi” (“L’etimologia della parola stessa ad gredi, significa andare verso... verso gli altri, verso la vita, verso la realizzazione di sé. È forza vitale e positiva, promuove il movimento del bambino verso l’autonomia, l’esplorazione”, da pediatiapratica.it). Solo così il gioco si fa appassionante. E non si vorrebbe smettere mai.




martedì 16 aprile 2013

CORSO DI TEATRO: ARRIVEDERCI

E siamo giunti alla fine. Cinque incontri di teatro nella scuola che ci hanno lasciato il desiderio di continuare l'anno prossimo. Abbiamo visionato video di "Dietro la porta" e "La città dei bambini pirati" per fare osservazioni sul comportamento dei bambini. Osservazioni che dall'ambito teatrale passano a quello psicologico e viceversa. Quindi abbiamo messo in scena, in forma di lettura animata, "Un Natale bestiale". Ho invitato Massimo Beretta, corsista speciale, con una ricca esperienza di mimo, teatro di figura e clownerie, a trasformarsi da allievo in docente. Ha subito portato brio nel gruppo guidando le colleghe in un ingresso divertente e coinvolgente. Spero di vederlo presto come collaboratore di "Tecneke", soprattutto nel progetto dell'anno prossimo, l'allestimento di "Caligola" di Camus. Le due ore sono volate in un soffio e quindi... alla prossima!

domenica 14 aprile 2013

"DEATH WATCH" ALL'IMPROVVISO



L’improvvisazione di cui faceva uso la Commedia dell’Arte non era certo invenzione di intreccio e allestimento estemporaneo di un’opera teatrale. Essa era prerogativa del teatro di ruolo, lo stesso ripudiato da Goldoni in cerca di una naturalezza realistica che non risultasse manierata. L’attor giovane, per esempio, che sosteneva la parte dell’innamorato, si costruiva un bagaglio tecnico e letterario di atteggiamenti, pose, gesti, modi di dire, vocalità caratteristica e modi di pensare dal quale attingeva durante le situazioni previste dal canovaccio.

Il recitar all’improvviso non era realizzato quindi sul vuoto, ma su una cultura di storie e personaggi tanto più ricca quanto più l’attore era bravo. L’improvvisazione è poi entrata a far parte delle “materie” di studio di tante scuole di teatro, ha avuto periodi di moda, è praticata da teatranti che operano in stile “corporeo o circense o d’avanspettacolo o di varietà eccetera” (a volte non si capisce quale sia la contaminazione e molte filodrammatiche mescolano reminiscenze oratoriane con il cabaret). “Ma tu” mi chiedono, “non lavori con l’improvvisazione?” E sono pronti a scandalizzarsi se il mio teatro è dogmatico, preciso nella tecnica, registico, una partitura.

A volte quella che viene definita “improvvisazione” si rivela un intruglio caotico, dovuto alla carenza di preparazione e di idee. Con questo, non si nega la validità di una tecnica che può arricchire in modo unico uno spettacolo. “Death watch” è pronto, manca solo qualche rifinitura. Ben poco è nato dall’improvvisazione. Un’improvvisazione stabilita dal regista per brevi quadri, quando dubbi o vuoti creativi spingevano ad attivare l’intraprendenza degli interpreti (li chiamo “agonisti”) intorno a idee vaghe.

Alla prima prova generale, mi sono reso conto di alcuni interventi spontanei causati anche dalla fatica di una concentrazione forte (ritmo sostenuto, interazioni continue, parola agita e non solo recitata). Si trattava solo di esclamazioni o di gesti e movimenti sfuggiti al controllo. Ma avevano un’importanza enorme. Segnalavano il momento opportuno per avviare un percorso di improvvisazione. Eccola qua, l’improvvisazione. Non a monte, ma a valle. Non per inventarsi uno spettacolo, ma per dagli la profondità individualizzata. Per dare una spinta all’attore-interprete verso la dimensione di attore-performante o attore-sacro o attore-officiante delle avanguardie di inizio secolo XX; per consentire all’agonista di fare propri il testo estraneo e anche la regia estranea, pitturando con la propria individualità e personalità una messa in scena finora imposta.

Con la prossima prova, quindi, concedo maggiore libertà all’agonista, con le seguenti raccomandazioni: fa’ ciò che ti mette a tuo agio, esprimi con parole e gesti ciò che il testo ha mosso dentro di te, opera variazioni sulla messa in scena acquisita senza però stravolgerla, proponi ritmi, azioni-reazioni, tutto quello che ti viene in mente durante la recitazione; ma senza fermare la rappresentazione; agisci nel suo flusso, all’istante. All’improvviso. Sfruttando il bagaglio di conoscenze che il lavoro di allestimento (di memorizzazione, vocalità, movimento e gestica) ti ha fatto acquisire. Sfruttalo per “improvvisare” le tue reazioni personali e spontanee.

La settimana prossima vi sveliamo che cosa abbiamo tratto da questa improvvisazione post-opera.

venerdì 12 aprile 2013

I PASSEROTTI AL FRANCO AGOSTINO TEATRO FESTIVAL

La prima esperienza con il pubblico dei Passerotti. La parte iniziale e quella finale dello spettacolo (che dura quasi un'ora). Con Andrea Boraso, Giovanni Canone, Amanda Picone, Giada Campesan, Giada Magnaghi, Lorenzo Bedale, Luca Caramori, Miche Aldera.