mercoledì 15 aprile 2009

PREDATORI

Non posso più esporre cibo per le cince, i pettirossi, i codirossi... Gli storni tengono d'occhio la casa. Mi spiano. Sembrano tetri agenti di uno stato totalitario. Dopo pochi secondi eccoli lì, comparsi dal nulla, a dare l'assalto alla ciotola. Sono ingordi e di bocca buona, spazzano via tutto quello che trovano. Allora ho arrangiato una vecchia gabbia regalo di Betti (lei ha elaborato addirittura una grande voliera, così il cibo rimane all'asciutto e gli uccelli sono al sicuro dai gatti). L'accesso è assicurato da due sportellini per i quali gli uccelli più grossi e prepotenti non si avventurano.


E così il verdone se ne rimane a lungo a meditare sul marchingegno (merlo più di un merlo) piegando la testa ora di qua ora di là: alla fine si rende conto con stizza che la porta della dispensa per lui è chiusa.


Idem per lo storno. Uh, come si dimena! Come sbatte le ali! Niente da fare. Vattene altrove a fare il predone. Anche la cornacchia si allontana sculettando con aria offesa.



E il povero topolino? Ci rimane male, ma non tarderà a trovare l'ingresso.
La cinciallegra, dopo appena un'occhiata, s'infila dritta nel piccolo varco, afferra un seme di girasole e se lo va a gustare sul melograno.

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