sabato 27 ottobre 2012

UN LIBRO, UN AUTORE: 9 novembre 2012

La locandina e il programma di sala. Una serata varia e, mi auguro, piacevole per tutti. Dopo il saluto del presidente della biblioteca Alessandro Valli, Sergio Plevani mi aiuta a presentare i diversi performer e a commentare le letture e quindi il libro: la trama, i personaggi, le tematiche. Alcuni dei ragazzi del Teatro dei Passeri e le quattro signore del Comitato organizzativo (che nel romanzo sono le Cariti), leggono alcuni passi. I jazzisti Paolo Fabbri e Stefano Bobbio interpretano cinque brani. Quindi, la signora Margherita Gelmini presenta i propri vini (Chimera, Felicita...) le cui etichette, guarda caso, si ispirano a letteratura e mitologia e sono realizzate da un pittore e un grafico. Serata d'arte anche nella parte conviviale. Il ristorante Gaia ci consente di degustare i vini con una golosa scelta di stuzzichini.
Sarà presente la libreria "Girapagina" di Oleggio di Catia e Mara Padrin, piazza Martiri 2.
Ringrazio tutti. Fa piacere scoprire che intorno a un libro si prendono per mano Euterpe, Calliope e Bacco, in una sinergia di persone sensibili.

venerdì 26 ottobre 2012

PASSEROTTI: il ghiaccio è rotto.

Sette bambini di quarta e due di quinta: Andrea, Giovanni, Eleonora, Amanda, Giada, Giada, Lorenzo, Luca, Michela. Il giovedì pomeriggio dalle 16.20 alle 18.20. Scenografia: una porta e una catasta di sedie. Testo: ancora non esiste, c'è solo l'idea iniziale che darà il via alle improvvisazioni. Ma c'è il titolo: DIETRO LA PORTA. Musiche: soprattutto effetti sonori. Le prime due lezioni sono aperte, durante la prima facciamo soprattutto giochi. Le presentazioni reali e fantastiche ci presentano già ostacoli da superare: le posizioni del corpo, la forza e l'efficacia della voce, la relazione con il pubblico, l'improvvisazione, l'immaginazione. Con un esercizio (che sarà adottato come riscaldamento a ogni inizio lezione) in dieci azioni affrontiamo spazio, voce, partner, espressione e illusione. I passerotti si divertono, alla fine sono sudati ed entusiasti. Ieri, seconda lezione, esercizi sull'attenzione, sulla concentrazione e sulla memorizzazione. Poi, cominciamo.

La filastrocca iniziale viene recitata-cantata, con alternanze di cori e voce solista. Le istruzioni sono semplici: "Siete stati portati dai genitori in una stanza con una catasta di sedie. C'è una porta. Sarete chiamati individualmente da qualcuno non sapete per che cosa. Tra di voi non vi conoscete."
Il compito più arduo, per loro, è definire il personaggio che interpreteranno. Giada M.: "Intelligente, curiosa, esploratrice, coraggiosa, saputella." Giada C. sarà ambiziosa, vuole diventare famosa. Amanda mi propone uno stile dark: tutta vestita di nero, è pessimista e un poco scontrosa. Gli altri ci stanno pensando. Naturalmente, ognuno si vede interpretare un eroe, un tipo simpatico e gradevole. Li faccio riflettere sui lati "negativi" che ogni persona possiede. Spiego che nell'evolversi della storia dovranno magari affrontare insuccessi o brutte figure, insicurezze e crisi emotive. La solidarietà, la consapevolezza di poter contare sulla forza del gruppo porteranno a conoscersi meglio e a sentirsi più "cresciuti".

Li stimolo a improvvisare, guidandoli. Hanno immaginazione, ma è l'immaginazione fuori controllo e non finalizzata e soprattutto non supportata da un'esperienza di vita. Devono accettare il fatto che non tutte le loro idee sono buone e coerenti e comunque sono di incentivo e suggerimento per gli altri. Si procede in modo spedito, si montano i primi minuti della messa in scena. Sono soddisfatto e loro più soddisfatti di me. Si specchiano in un prodotto che ha senso e che piace. Si specchiano nel teatro e pur essendo stanchi andrebbero avanti e avanti. Ma arrivano le mamme: a giovedì! Che cosa succederà dietro la porta? Dinosauri, sirene, risate, musiche, urla...

Entrano con espressione neutra. Immobili in piedi rivolti in tutte le direzioni.

C’era una volta la porta
di questa favola corta.
Chiusa la porta, fermo il cammino,
dove credi di andare, bambino?
Vado lontano, questo risponde,
dove sul mare brillan le onde.
Dietro la porta un mistero:
sarà falso ciò che è vero?
Attento, bambino che vai lontano,
chiedi a qualcuno di darti la mano.
Apro la porta e vado da solo,
un passo, un altro e poi spicco il volo.
La porta s’è aperta e richiusa,
la storia qui sembra conclusa.
Ma un altro bambino arriva gridando:
apriti, porta, son io che comando!

Lorenzo prende una sedia dal mucchio. Gli altri lo imitano, a semicerchio. Luca con videogioco.
GIADA M        La smetti, per favore?
LUCA               Perché dovrei?
GIADA M        Mi dai fastidio.
GIOVANNI     (ridendo, gli si siede vicino) A me no.
AMANDA        A me sì. Già che sono dovuta venire qua, non voglio innervosirmi di più.
ANDREA         È stata la mamma a farmi venire. Io non volevo. Ma lei mi obbliga. Se non obbedisco, sono guai. Per farmi studiare, mi chiude a chiave in camera.
GIADA C         Se continuate a parlare, non sento quando mi chiamano.
MICHELA       Io me ne vado.
LORENZO       Non puoi.
MICHELA       Me ne vado lo stesso.
LORENZO       Non si può. Se ci hanno detto di venire qui, ci sarà un motivo. Dobbiamo aspettare che ci chiamino uno alla volta. Non possiamo fare come vogliamo.
Seguono con gli occhi Michela che esce. Torna.
ANDREA         Perché sei tornata?
MICHELA       La porta è chiusa.
LUCA               La porta chiusa! Figurati se ci hanno chiusi dentro a chiave! Non sei stata capace di aprirla. Adesso ci penso io.
Va e torna.
LUCA               La porta è chiusa.
Tutti corrono di là, tornano lenti e preoccupati.
LUCA               Se una porta è chiusa, rimane l’altra, no? Apro quella porta.
Tocca la maniglia e si sentono urla di mostro.

Dietro la porta c’è un mostro
gli occhi di fuoco e d’inchiostro
tocca la porta e lo senti
ulula rabbia e tormenti.

mercoledì 10 ottobre 2012

LA CITTA' DEI BAMBINI PIRATI

Il primo incontro con la classe Quinta Elementare Verjus è stato felice. I bambini partecipano con passione e disciplina. Lunedì seconda prova. La storia: i genitori si allontano per una settimana (un corso ministeriale di aggiornamento pedagogico!) e i bambini devono arrangiarsi da soli. Superata l'ansia iniziale, si rendono conto di essere diventati i padroni della città. Cinema sale giochi pizzerie... vengono presi d'assalto. Chi propone la biblioteca o un'attività tranquilla, gli scacchi, non è preso in considerazione. Si formano tre bande di "pirati" che imperversano lasciando ovunque rifiuti e rottami. Un gruppo di bambine si mostra più responsabile e traccia una linea di confine per preservare il proprio territorio. 

                           Con i maschi non c’è pace,
                            fanno quello che gli piace.
                            Non si può mai ragionare,
                            voglion solo comandare.
                            Si ribellano alle leggi,
                            sono esperti di maneggi.
                            Ribelliamoci ai ribelli
                            con la forza dei cervelli.
                            Dimostriamo che le donne
                            son pilastri, son colonne.
Siamo ardite condottiere,
riprendiamoci il potere!


I pirati non lo accettano e scoppia la guerra. Il ferimento di una delle bambine riporta tutti alla realtà: la città è ridotta male. Manca solo un giorno al ritorno dei genitori, ma i bambini uniscono le forze per accoglierli in una città rivisitata con la loro immaginazione: più verde, più sicurezza, più colore. 

Alla realizzazione delle scene, affidate a Gianna Cannaos, collabora Antonio Di Bari, scenografo. Ecco il suo progetto. Il fondale, il paravento e il monumento si ispirano alla pittura di Giorgio De Chirico.

Lo spettacolo è organizzato con il patrocinio della Biblioteca e come l'anno scorso per "Il Mangialibri" offre lo spunto per un'attività sui libri. Il libro come oggetto da utilizzare per un'installazione artistica. Il bambino espone la propria idea, si realizza l'installazione e la si fotografa. Mostra nell'atrio del teatro e poi in biblioteca.



TUTTESTORIE BOOM


Tuttestorie. Boom! Parto: passerà il bagaglio a mano un poco abbondante? E i liquidi nel sacchetto da congelatore? E io, io passerò? Supero i controlli, volo. Aeroporto Elmas Cagliari, l’auto per Isili. La sua storia: il Maraté museo arte rame e tessuto, il nuraghe Is Paras, i tappeti e gli arazzi di Daniela Ghiani, i bambini che leggono gli Orrendi, i bambini che scrivono in sardo:

In d’unu cungiau, in Pardu,
nd’apu bogau unu fundu de cardu.
Torrau a domu, babu m’at donau
una carda
e in pag’ora m’at fatu arrùbia che
una pilarda. (Giulia)

Alessio mi porta in auto a Cagliari, Exmà, laboratorio di teatro: dieci azioni per legare insieme lo spazio il corpo la voce le relazioni con i partner e il pubblico, poi interpretiamo gli Orrendi su narrazione e lettura di battute. Colori palloncini classi di alunni con la medesima maglietta colori mamme carrozzine sul palcoscenico un duo comico musica musica bambini che ballano bibite panini bambini che comprano libri maestre che ridono  scrittori poeti avventure tonti magnifici e tontologie pink invasion autografi fotografie bambini libri libri concerti disegni bambini che non vorrebbero più andare via.

In treno da Cagliari a Sassari, leggo “American Gods” di Gaiman. La zia a Porto Torres, i cugini: abbracci, baci. Due ore di passeggiata a Sassari con Emanuela Stangoni di letteratura-per-ragazzi.it. Pomeriggio al mare, località Unia. Alghero Fertilia, l’aereo in orario, un’ora e sono a Milano Malpensa.
Tuttestorie, altre storie. Tutto è storia. Ogni bella storia è tutto. Grazie, Tuttestorie. Magnifiche storie tonte. Abbiamo bisogno anche noi di capello bianco di inventarci il mondo con domande coraggiose e risposte audaci. Bambini che non vorrebbero più andare via e scrittori idem. Le storie sono una tana calda.
















martedì 2 ottobre 2012

TUTTESTORIE: CAGLIARI E ISILI

Domani mattina aereo per Cagliari. Giovedì incontro gli alunni della scuola elementare e media di Isili. Venerdì e sabato a Cagliari: incontri con i lettori, due laboratori di teatro incentrati sulla messa in scena di pagine degli ORRENDI PER SEMPRE e un laboratorio di filastrocche condotto con l'amico Nicola Cinquetti. Domenica mattina prendo il treno per Sassari, incontro Emanuela Stangoni di letteratura-per-ragazzi.it e rivedo con grande piacere i parenti che ho a Porto Torres: mia zia Bruna, i miei cugini Nadia e Roberto... Martedì torno a casa.

Ideato e organizzato dalle libraie di Tuttestorie, Cristina Fiori, Manuela Fiori e Claudia Urgu, in collaborazione con Bruno Tognolini, Vittoria Negro e i bibliotecari dei comuni coinvolti, il festival è presieduto dallo scrittore David Grossman.




Dal 4 al 7 ottobre approda a Cagliari la settima edizione del festival Tuttestorie, la rassegna che ogni anno porta nella città la letteratura per ragazzi. Tema centrale sarà l'incomprensibile, racconti, visioni e libri per tonti magnifici. Un modo per portare al centro dell'attenzione tutti quei meccanismi linguistici e non solo che rendono di difficile comprensione un argomento o un libro senza che ce ne sia la reale necessità. E il festival Tuttestorie quest'anno, memore dell'incomprensibile che ha attraversato i secoli con il latinorum, il greco per medici specialisti, l'inglese tecnico che prende sopravvento nella quotidianità, camminerà per le vie dell'incomprensibile con passo spavaldo da Tonti Magnifici e inviterà il suo pubblico a lasciar fuori "la sterile bigia boria degli Intelligenti". Insomma una festa per tutti quei Tonti Magnifici, che non fingono di aver capito tutto ma serbano in sé, in diversi gradi e modi, quell'incomprensione priva di sgomento. L'idiota, l'agnello, lo scemo di Dio; Pinocchio citrullo, Donal DuckForrest Gump; il Signor Veneranda, Gurdulù...
Molti gli ospiti presenti: gli scrittori Marie-Aude MurailAnnabel Pitcher, Aquilino, Irène Cohen-Janca, CeciJenkinsonPerrine Ledan, Giovanna Zoboli, Alessandro Gatti, Fabrizio Silei e Alberto Melis, la parlamentare europea Rita Borsellino, il giornalista Marino Sinibaldi, il poeta Giuliano Scabia, gli illustratori Alessandro Sanna, Simone Frasca, Madalena Matoso, Lotte Braüning e Pia Valentinis, il musicista Paolo Fresu, i performer Elisa Fontana, Ljud Company e Takla, la cantautrice Rossella Faa.
Inoltre un'altra novità animerà la settima edizione: il Babbo Parking (spazio dedicato agli over 18) si rinnova e "intontisce magnificamente", con un programma di incontri, laboratori, performance, game-conference per adulti che hanno voglia di giocare e scoprire i bei libri per ragazzi. E' un invito a partecipare, anche senza l'alibi di dover accompagnare un bambino, con lo sguardo curioso e lieve di chi accoglie l'Incomprensibile senza fingere  di aver capito tutto.
Un appuntamento imperdibile per piccini e grandi.


www.tuttestorie.it

Dalla presentazione di Bruno Tognolini:

’Incomprensibile nel dolore
Dice un personaggio di Bufalino: “Ho corso a capofitto attraverso la vita senza capirci niente”. Dolore è incomprensione di sé medesimi, quando l’autonarrazione si frantuma e nessuna cosa del proprio mondo pare più collegarsi a nessun’altra. È incomprensione di chi ci sta accanto: “sono incompreso”, dice l’adolescente; “non lo capisco più”, dice sua madre. È incomprensione degli stranieri, dei loro gesti, dei loro gusti, è il disagio doloroso che ne segue, che non sappiamo governare e bruciamo in rabbia e rifiuto. È incomprensione di certi bambini che a scuola appaiono distratti, iperattivi, e che sotto la pena degli esclusi celano talvolta intelligenze divergenti, destini da “geni incompresi”. E infine ecco l’Incomprensibile estremo, che dal dolore trascorre nell’orrore: l’inumano, l’abominio, qualcosa di tanto lontano da noi che possiamo solo chiudere gli occhi per non vederlo. E collocarlo nello spazio stellare degli alieni, negli abissi d’acciaio dei robot, mentre spesso è vicino a noi.


domenica 30 settembre 2012

DEATH WATCH


"Death watch - Pane e lacrime", monologo sulla pena di morte, Lampi di Stampa 2012, pagg. 41, euro 5. Premio Lago Gerundo.

L'introduzione.

"State per leggere un testo di teatro, un monologo. A volte monologhi già rodati, arricchiti dalle improvvisazioni dell’attore, diventano prosa. E su questo non c’è niente da dire. Ma capita che si utilizzino pagine di prosa per mettere in scena monologhi. In questo caso, non è raro che lo spettatore rimpianga il ruolo di lettore, quando la velocità di assimilazione e godimento dell’oggetto artistico dipende solo dalla sua tecnica (un po’ come guardare un film noiosino registrato, il telecomando si rivela prezioso).
Lo scrittore di prosa, in un soliloquio, di solito si concentra su: suggestioni ambientali e paesaggistiche, ricordi, progetti, autoanalisi, messa a fuoco di emozioni e sentimenti. Tutto questo può essere dirottato su un palcoscenico e diventare spettacolare (non arricciate il naso, il termine “spettacolare” suona volgare, ma rende l’idea; il teatro è spettacolo, piacere intellettuale, emotivo e sensoriale)? Sì, certo, ma il rischio è che la drammaturgia abbia un forte sapore di letteratura e lo spettatore può avere l’impressione di essersi accomodato nel ristorante sbagliato.
Se leggere un libro è un’esperienza diversa dall’andare a teatro, anche la scrittura di un monologo si differenzia a seconda che si pensi a un racconto in prosa o a un allestimento teatrale.
Il prosatore si riferisce generalmente al lettore non tanto come persona fisica, bensì come mente e cuore. Il referente del drammaturgo è il pubblico considerato nella sua fisicità: un gruppo di persone che manifesta in modo visibile le emozioni con mimiche facciali, applausi, brontolii, schiamazzi. Lo scrittore in prosa si affida alla propria sensibilità letteraria per amalgamare efficacia narrativa ed estetica, concedendo alla parola spazi ampi e modellandola da protagonista unico dell’evento artistico. L’autore di teatro mette al centro della creatività una “drammaturgia della misura” che più che esaltare la parola sembra sacrificarla. Egli sa che lo spettatore, fruitore in mente e corpo, non ha il tempo e gli strumenti per assimilare letteratura; egli assiste/partecipa con una sinestesia che fonde comprensione, emozione, messaggio, visione, ascolto.
Il drammaturgo non descrive il personaggio, ma è il personaggio. Non si annulla in lui, altrimenti non ci sarebbe più lo sguardo distaccato e produttivo dell’artista. L’autore diventa il personaggio rimanendo sé stesso e da questa simbiosi nasce la partecipazione emotiva alla storia.
Non descrive il personaggio anche perché è destinato a essere interpretato da una serie di attori diversi. Ogni personaggio di teatro nasce senza fisionomia e ne assume mille nel corso delle rappresentazioni. Esso è uno e molteplice (pirandelliano). Il drammaturgo non simula il personaggio nel suo habitat. Il monologo non è un documentario, racconta una storia e tutto, dall’ambientazione allo scorrere del tempo, si sottomette all’efficacia della narrazione rappresentata. Il drammaturgo non dimentica mai che sta scrivendo per il teatro e che il suo personaggio vive su un palcoscenico. La drammaturgia misura la parola affinché non prenda il sopravvento sulla “teatralità” e inoltre si misura con lo spazio e le risorse tecniche dei luoghi di rappresentazione.
Il drammaturgo sa che la parola teatralizzata suggerisce e suggestiona, accenna e stimola, e soprattutto fa sintesi. Misura, sintesi, condensare nel tempo e nello spazio grandi cose.
Sa pure che la parola, quando si ritira, lascia la ribalta alla musica, ai suoni, alle pantomime, alle luci, ai colori, ai silenzi…
Il monologo che state per leggere non dev’essere rappresentato per forza da un solo attore. Io lo metto in scena con un gruppo di ragazzi. Le voci narranti si alternano, sostenute da cori, azioni mimiche, musiche e rumori. Il monologo si trasforma in dramma. E voi? Come lo “visualizzate”? Questo è il teatro. Teatro Panico. Sorprende. Proteiforme.
Buona lettura."

venerdì 28 settembre 2012

TEATRO DEI PASSERI: LA SFIDA

Stiamo provando "L'angelo dei morti" in vista della replica di novembre. Poi il gruppo affronterà il quinto anno di attività in una veste tutta nuova. Ai ragazzi si chiede un cambiamento di stile totale. Anzitutto, l'assunzione di responsabilità per quanto riguarda la gestione del gruppo e delle sue scelte. Poi, la ricerca di un teatro originale che differenzi la compagnia dallo stile della filodrammatica. Nella veste di direttore artistico vorrei portare i passeri dentro una consapevolezza scenica che riguardi non solo i contenuti ma anche l'estetica. Si chiama "Teatro Panico", il nostro. Per definirlo e approfondirlo allestiamo "Death watch - Pane e lacrime", il monologo di un condannato a morte risolto in modo corale. Testo difficile per dilettanti quali noi siamo. Una sfida. Ma se non si opera per sfide, si rischia di impantanarsi dove ci si trova. 

"Death watch" è la storia di Zaccheo, omicida per sbaglio e per difesa. Di lui e della sua pietà per i compagni in attesa dell'ultimo giorno (può essere domani, o tra anni). Della non-vita sul pianeta Vendetta, tra cemento e acciaio, insetti e guardie sadiche. Della sua generosità di cuoco e della sua macchina per il pane, che diffonde un profumo...

Nelle intenzioni, il gruppo dei passeri dovrebbe finalmente ampliarsi, valersi della sinergia di altri adolescenti curiosi e sensibili. Stiamo contattando musicisti, per esempio. Un teatro giovane, su tematiche importanti, che esprima energia e sorprenda il pubblico.

Una sfida e un'incognita. Forse un'illusione. A stare sempre con i piedi per terra, si mettono radici nei posti sbagliati.

DEATH WATCH