giovedì 6 novembre 2008

SCRITTURA A LAIVES


Domenica parto per Laives, a pochi chilometri da Bolzano. Mi fermerò fino a sabato 15. Incontrerò alunni di una prima media, di una terza elementare e di due quinte elementari. Sei od otto ore per classe in cinque giorni. Laboratori di scrittura su: il mito con spunti dalle leggende altoatesine, il racconto fantastico e la sua trasposizione teatrale, l'autoritratto nell'ambito di un progetto di orientamento.

E' il secondo anno che ci lavoro e mi ritrovo tra amici. L'iniziativa è ancora una volta della responsabile della Biblioteca Interscolastica, Vilma Venturato.

Come condurrò il laboratorio? Ho steso uno schema che mi fornisce le linee guida e gli obiettivi. Ritengo che non ci siano difficoltà a passarlo agli alunni come stimolo per riflettere su alcuni aspetti dell'espressione linguistica.


Laboratorio di scrittura creativa
Laives, 10 – 14 novembre 2008
a cura di Aquilino
OBIETTIVI
Prendiamo in considerazione le relazioni che stabilisce lo scrittore:

1) LA LINGUA
1. La correttezzaprodurre scritti corretti dal punto di vista grammaticale, scorrevoli, con lessico adeguato e variato.
2. La corrispondenza al pensieroadeguare il registro stilistico a quanto si vuole raccontare o esporre.

2) IL PENSIERO
1. La semplificazioneeliminare il superfluo e le ripetizioni.
2. La completezzaidentificare i momenti di descrizione, esposizione o espressione che necessitano di approfondimento e completamento.
3. La precisionerifinire terminologie, descrizioni, espressioni di sentimenti e di pensieri.

3) IL LETTORE
1. L’interesse finalizzare lo stile e i contenuti a catturare l’attenzione del lettore, stimolandolo a proseguire la lettura.
2. Il piacere – rendere la lettura piacevole ed emozionante.
3. La comprensionericorrere a tutti gli artifici per soccorrere il lettore nella comprensione di ogni parte del testo.

4) LA STORIA
1. Il sogno a occhi aperti – visualizzare la vicenda, rendendola simile a un film o a un allestimento teatrale.
2. La sequenzialitàsuddividere la vicenda in parti e prendere in considerazione gli stacchi di luogo e di tempo.
3. La prenotazioneprevedere gli sviluppi, anticipare un finale provvisorio.

5) L’AUTORE
1. La veritàavere con la vicenda narrata lo stesso rapporto di empatia di uno psicoterapeuta con il suo cliente, immedesimarsi in ogni personaggio e in ogni aspetto, facendo ricorso, come nelle tecniche teatrali, alla propria esperienza di vita.


Ogni scritto è un viaggio. C’è il momento della partenza (INCIPIT) e quello dell’arrivo (FINALE). Essi sono sempre in stretta relazione. Ogni viaggio comporta dei cambiamenti. Le storie narrano i cambiamenti avvenuti in una persona, in un ambiente, in una società.

UN POPOLO DI FAUST

Anche se credessi al diavolo e all’anima, avrei difficoltà a dare credito alla vicenda di Faust e di Dorian Gray e di tutti gli altri che hanno firmato con il sangue il terribile contratto. Satana si dà tanto da fare per conquistare una singola anima? Possibile? Neanche fosse un mondo di veri santi e veri innocenti, questo!
Mi è facile però pensare che il diavolo, di sicuro indaffarato quanto un manager della new economy (adesso, poi, che il galleggiamento è incerto!), possa dedicare tempo ed energie per una retata di massa.
Riscrivo quindi così il ragionamento: se credessi al diavolo e all’anima, avrei la sicurezza che migliaia e forse milioni di connazionali hanno firmato il patto scellerato.
Che altro pensare di politici, imprenditori, amministratori, conduttori televisivi, tronisti, veline, primedonne, cantanti, camorristi, mafiosi… tutti votati alla triade venerata: potere, soldi, successo?
E devo aggiungere i giocatori del lotto, i possessori di cani assassini, i fanatici della vacanza al club, i cocainomani rampanti, i rifatti e le rifatte, e tutti quelli con i loro mediocri e meschini misfatti inquinano l’aura di chi gli sta intorno.
Hanno tutti venduto l’anima al diavolo. E sono tutti credenti. Ma a un paradiso lontano, sfocato e aleatorio preferiscono una vita di lussi e di sopraffazioni, di volgarità e di soddisfazioni dozzinali, di razzie e di accumuli, di sprechi e piaceri più o meno leciti.
Cinici e sprezzanti, stupidi e ignoranti, bugiardi e ipocriti, violenti e malvagi, depredano e distruggono, peggio che i biblici sciami di cavallette.
Sì, sono una piaga.
Ma come combatterli, dato che hanno il diavolo dalla loro parte?
Forse solo uno stuolo di angeli li può fermare.
Bisogna, però, credere negli angeli.

mercoledì 5 novembre 2008

TEATRO DEI PASSERI: l'incipit




Se il nostro fosse un incipit letterario, ci farebbe sospettare un libro dalla scrittura disordinata e dal contenuto confuso e inconcludente. Osservare il gruppo (tutti di undici o dodici anni, meno uno di dieci e uno di tredici) mentre affronta le prime difficoltà potrebbe far disperare di un esito felice. Eppure da questo caos di parole, gesti e movimenti nascerà una rappresentazione gradevole, ne sono sicuro. L'ARLECHIN FANTASIMO decollerà e volerà alto.

Mettere in scena un'arlecchinata è una sfida e non me ne rendo conto solo io. Anche i ragazzi hanno capito che non basta dire le parole, come hanno sempre fatto, magari accompagnate da gesti goffi. Devono affrontare le difficoltà tipiche di generazioni che non vivono più nella natura, dove acquisiscono una consapevolezza del corpo armonica. Non trascorrono più ore e ore in bicicletta, non corrono, non costruiscono, non si arrampicano...

Le prime prove sono imbarazzanti. Per molti, sollevare una gamba è un problema. Disegnare figure nell'aria con movimenti delle braccia armoniosi... frustrante. Il corpo è anche tabù. Toccarsi, per esempio... Migliori risultati si ottengono con la voce: certo, parlano dalla mattina alla sera!

La mia difficoltà consiste nel combinare in modo equilibrato ed efficace elementi da scuola di teatro con le prove sul copione: per maggio dev'essere tutto pronto.
Pochi giochi: ripetere la frase ascoltata a destra e passarla a sinistra reinventandone l'espressività; le camminate; concentrarsi sul proprio personaggio, presentarlo; improvvisare poche battute coerenti con i personaggi...
C'è già chi vorrebbe arrendersi, ma poi gli passa.

Gianna si è già messa al lavoro. Costumi e scenografie si ispireranno (si fa per dire) agli allestimenti del Piccolo Teatro e a Mirò. Avremo così palazzi veneziani, costumi e make-up combinati con la grafica e i colori del pittore.

Martedì 18 faremo una riunione per i costumi. Ci saranno le mamme del Comitato, si inviteranno le signore del CIF e la signora Castaldi che ci ha donato i costumi carnevaleschi fatti da lei in questi anni.
Per la cronaca, ecco i nostri artisti:
GRUPPO A: Bolamperti Cristiana, Crippa Nicola, Farioli Sofia, Gerundini Gilberto, Melone Matteo, Truzzu Erika.
GRUPPO B: Brunelli Francesca (Quaresima), Canovi Tommaso (Arlecchino), Caprera Miriana (Rosina), De Ruvo Lara (Dorina), Massara Alessandro (Florindo), Morello Andrea (Pantalone), Rivolta Giorgio (Zanni), Targani Jacopo (Carnevale), Tornese Veronica (Colombina).
AIUTO REGISTI: Bedostri Lorenzo, Canovi Elio.


lunedì 3 novembre 2008

LA REGINA DELLE RANE

TORNEO APPLAUSI 2008:
"La CERIMONIA di GALA del Torneo APPLAUSI 2008 per la premiazione delle Opere e delle Compagnie Teatrali si terrà a NAPOLI venerdì 12-12-2008 alle ore 11,30 presso il Palazzo del Municipio nella Sala Giunta di Palazzo San Giacomo".


La mise en espace del mio monologo, LA REGINA DELLE RANE (trovi il testo nel mio sito http://www.aquilino.biz/) sarà effettuata nel teatro "I candelai" di Palermo a cura di Gruppo Teatro Totem (http://www.gruppoteatrototem.it/) il 25 novembre alle ore 21.00.



Tuo Originale Tentativo Estremo Movimento: Totem è questo, l’acronimo di un pensiero di libertà che è libertà di creare, un tendere verso, un essere in divenire, in perpetuo, come è proprio dell’arte. Così nasce nel 1986 a Palermo il Gruppo Teatro Totem, associazione culturale, da un’idea di alcuni ex-allievi della scuola di teatro 'Teatès' diretta dal Maestro Michele Perriera. La parola, il gesto, la musica, il corpo: questi gli elementi che caratterizzano la poetica del gruppo, un percorso di ricerca in continua evoluzione e studio, nel quale lo stretto rapporto fra danza e scrittura, musica e poesia, in uno scambio ininterrotto all’insegna di reciproche e naturali integrazioni, dà luogo ad un unicum espressivo che nella creazione teatrale trova la sua massima risonanza. Dal teatro dell’assurdo degli inizi, infatti, l’attività di ricerca del Totem arriva, attraverso varie esperienze, ad un'idea di teatro globale dove è la musica ad integrare parola, corpo e spazio. L’essenzialità delle scene e la poesia dei testi alimentano quindi evocazioni e suggestioni che tutto creano lasciando lo spettatore libero di immaginare e intuire. Proprio per questo spirito di ricerca sempre vivo, le produzioni del Totem spaziano anche al teatro per ragazzi, dando vita così ad originali fiabe musicali.
Del nucleo originario del Gruppo Teatro Totem, sono rimasti
Donatella de Sanctis, la danzatrice - coreografa della compagnia, Maria Teresa de Sanctis, regista, attrice e drammaturga, attuale guida del gruppo, e gli artisti Marco Di Miceli e Luca Guarisco, pittore.

Due immagini dell'allestimento del 2001 con la regia di Mirko Urania e l'interpretazione di Michela Gatti.


sabato 1 novembre 2008

ALLEGRI, GENTE... CHE DISGRAZIA!

Ho consegnato il testo per la compagnia amatoriale "Cacao" di Oleggio. Ventitré personaggi. Ma penso che ne sia uscito un buon copione, vivace, spiritoso, emozionante. Il titolo, "Allegri, gente... che disgrazia!" è quello dell'opera messa in scena nel 1982. In quell'anno un gruppo di giovani vuole rifare la filodrammatica presente in città prima della guerra e mi chiede il testo. Loro non hanno esperienza di teatro, io nemmeno. Ci si ingegna, ci si inventa attori, autori, registi. Quando in questi giorni ho riletto il testo di allora sono inorridito: robaccia da cestinare. Il nuovo testo è quindi proprio nuovo, e piuttosto ambizioso per un gruppo di amatori. Le parti sono molto più impegnative che quelle degli anni scorsi, ma sono sicuro che l'entusiasmo e la notevole esperienza acquisita porteranno a un allestimento di grande successo. Ecco due fotografie dello spettacolo del 1982. Quattro pali, qualche tenda, lampade da giardino, costumi assemblati in qualche modo con le stoffe fornite dalla locale fabbrica... eppure il teatro riesce ugualmente a fare esplodere la magia. L'orrendo coso con la faccia imbiancata ero io nelle vesti (si fa per dire) del conte Rodolfo, il traditore.

Questa è la filastrocca che prelude al secondo atto:

Noi siamo trovatori e menestrelli,
cantiamo per i borghi e i castelli
le storie di ingiustizie e di soprusi,
d’innocenti finiti poi reclusi.

Comandava un potente al suo soldato:
quell’uomo venga subito ammazzato.
Il soldato obbediva e lo ammazzava,
senza rimorso poi se ne tornava.

Ma un colpevole va presto trovato
che si accolli la colpa del reato.
Il potente comanda: a un popolano
venga subito tagliata una mano.

Comandava un potente al suo soldato:
un altro venga subito ammazzato.
Già che c’era il soldato ne ammazzava
dieci più mille, e poi se ne tornava.

Al colpevole, sempre il popolano,
amputate le braccia, oltre alla mano.
E dopo via le gambe e via la testa,
e il potente soddisfatto è in festa.

Giustizia è fatta! grida ai popolani,
che sono tutti zoppi e senza mani.
Il popolo felice non fa festa,
perché si sa che proprio non ha testa.

lunedì 27 ottobre 2008

POESIA VENTI

Ho riposto la legna. A quella stagionata cade la corteccia,
l’abitano cimici e ragni, secca e polverosa la scavano
gallerie di piccole creature scomparse chissà dove.
Di mezza stagione, il tepore del camino è svelto
e più intenso l’aroma che ti segue per la casa,
come aprire la porta su un bosco di abeti. L’ho
riposta sotto la tettoia nuova “ci verranno i topini” mi dice il vicino
generale in pensione, e io: c’è posto per tutti. Stanno
tornando verdoni cinciallegre pettirossi
a spiare se l’acqua e il becchime ci sono ancora
contro l’inverno di fame di gelo.
Saremo di nuovo insieme: voi folletti di rami e d’aria,
io sguardo alla finestra, nel mio nido assediato dal mondo.

sabato 25 ottobre 2008

L'UOMO FEROCE

Lo scorso 23 ottobre Il Giorno, con Il Resto del Carlino e con La Nazione, ha pubblicato questa intervista di Andrea Cangini a Cossiga, che afferma:
“Maroni dovrebbe fare quello che feci io quando ero ministro dell’interno. In primo luogo lasciar perdere i ragazzini dei Licei, pensi a cosa succederebbe se un ragazzino di dodici anni rimanesse ucciso o gravemente ferito.
Lasciare fare gli universitari, ritirare le forze di polizia dalle strade e dalle università. Infiltrare gli studenti con agenti provocatori pronti a tutto e lasciare che per una decina di giorni i manifestanti devastino i negozi, diano fuoco alle macchine, mettano a ferro e fuoco le città.

Dopodiché, forti del consenso popolare, il suono delle sirene delle ambulanze dovrà sovrastare quello delle auto di polizia e carabinieri, nel senso che le forze dell’ordine non dovrebbero avere pietà e mandarli tutti in ospedale.

Non arrestarli, perché tanto poi i magistrati li rimetterebbero tutti in libertà, ma picchiarli e picchiarli a sangue,anche quei docenti che li fomentano.

Soprattutto i docenti, non dico quelli anziani, certo, ma le maestre ragazzine si”.


Ho letto alcuni commenti: si fa ironia, si rispolvera la strategia della tensione, o anche si concorda con l’ex presidente: bisogna fermare un nuovo probabile terrorismo rosso.
Vergogna. Vergogna e ancora vergogna. Vergogna per me stesso, per essere italiano. Vergogna perché molti della mia generazione hanno creduto nella rettitudine dei nostri governanti, che chinavano la testa in chiesa per prendere l’ostia e poi la chinavano di nuovo fuori della chiesa per sussurrare a qualcuno l’assassinio, la truffa, la strage.
Vergogna per le vittime delle stragi, delle pallottole vaganti, dei pestaggi.
Vergogna perché non siamo un paese civile, ma un paese di Uomini Feroci. Non sono i nuovi guerrieri. Hanno il cuore vigliacco di chi ha bisogno della forza altrui per conseguire i propri obiettivi egoistici e cinici. Anzi, non ce l’hanno nemmeno, un cuore. Hanno solo stupidità, avidità, ipocrisia.

Si pongono al di sopra degli altri, che schiacciano senza pietà. Ognuno di loro si crede mandato da Dio, uomo della Provvidenza, Genio della Politica… e non è altro che un cialtrone ignorante e meschino.
Uomo Feroce, finto moralizzatore, tecnico inetto, baciato solo dalla Fortuna: un uomo così in vita sua non ha mai potuto incontrare l’amore di una persona degna.
Uomo che predica valori inesistenti, legati a ideali fasulli in nome dei quali imprigionare, torturare e ammazzare. Uomo? No, nemmeno uomo. Manichino, abito di sartoria con niente sotto, testa di polistirolo.
Macchina, forse. Macchina mangiasoldi (altrui), macchina che tritura (gli altri), macchina che stermina (gli avversari), macchina di ferro e ruggine, di fumi maleodoranti e fracasso insensato, che aborre l’arte e la bellezza delle sue opere, che detesta l’intelligenza sensibile.
Macchina di intrighi e macchinazioni, falsità e calunnie, complotti e associazioni segrete.
Macchina che si arroga tutti i diritti, lasciando agli altri solo i doveri che li asserviscono.
Dico così perché pensare all’Uomo Feroce mi fa rabbrividire. Perché desidero pensare che non esista un uomo fatto così, solo di megalomania e sopraffazione.

Un uomo che al bar del paese sarebbe uno stupido qualunque, e invece in Parlamento può diventare il padrone di una nazione.
Un uomo cha sconcerta per le sue contraddizioni, ma che infonde paura, e spesso terrore. L’Uomo Feroce è così, una cosa piccola che scatena tempeste orribili.

E lui, delle vittime, ride.

lunedì 20 ottobre 2008

CARA FILODRAMMATICA

Ecco le fotografie dello spettacolo di ieri sera, "Condominio story". A pranzo discuteremo del nuovo testo che non intendevo scrivere. Ma ora ho delle proposte...
A più tardi.

Eccomi quattro ore dopo. Andiamo a pranzo. Come prima cosa, chiedo la verifica della composizione del gruppo. Ahi ahi ahi, solo una signora si ritira, per motivi di salute. Il nuovo testo deve quindi fare i conti con 21 interpreti, più 2 in un eventuale "part time". Espongo le mie proposte. Anzitutto chiedo, per la prima volta, un compenso: che mi sia dato il teatro per lo spettacolo dei Passeri (dovranno fare loro pressioni sugli assessori) e che si sviluppi una collaborazione tra Cacao e Teatro dei Passeri. Poi presento il testo con cui, nel 1984, era rinata la filodrammatica a Oleggio: "Allegri, gente... che disgrazia!". Vi si narra la leggenda del Pirin e della Main. Sono entusiasti. L'ambientazione medievale e la maschera del Pirin faciliteranno interesse (e repliche) nell'ambito del Carnevale e della Corsa della Torta.
Consiglio loro di nominare un Consiglio direttivo, un Presidente e un Direttore artistico. Ci diamo appuntamento ai primi giorni della settimana prossima con il nuovo regista Pierantonio che ieri sera non ho nemmeno riconosciuto (dopo vent'anni). Ma non è certo la prima volta che dimentico visi e nomi e faccio figuracce.
E così ho un altro testo in cantiere. Al lavoro! D'altronde, la realtà di questa filodrammatica è affascinante: bambine, anziane, diversabili... Nel teatro c'è posto per tutti e noi vogliamo dimostrare che è un posto meritato. Stia in guardia, il pubblico: lo faremo divertire di nuovo!

Al più presto pubblicherò sul mio sito il testo di "Condominio story".


CONDOMINIO STORY