martedì 16 ottobre 2018

LAMENTO DI ERACLE


"Lamento di Eracle", Eretica Edizioni 2018

Eracle è conosciuto per le dodici imprese o fatiche. Ma la sua storia è molto più complessa. Cento rivoli si dipartono dal corso principale e si intrecciano, si sovrappongono, confluiscono in altri miti. Nelle “parerga”, le imprese successive, Eracle continua a fare incontri straordinari. Percorre il mondo per raddrizzare torti, conquistare città, salvare gli dei… e per amare. Amori diversi l’uno dall’altro, una gamma di comportamenti erotici che lo rendono simile a un libertino contemporaneo. Ama ragazzi, principesse, schiave, sacerdotesse, donne mostruose, amazzoni… Ma ogni volta la tragedia o semplicemente la fine del rapporto sono in agguato. Da qui il suo lamento. L’unica stagione felice è quella dell’adolescenza, quando ama le cinquanta figlie del re Tespio. Da quel momento accumula perdite strazianti, abbandoni, tradimenti… e rimane sempre a mani vuote. Un libro sul limite dell’amore? Sulla sua tragica impossibilità, forse. Ma anche sulla sua gloria proteiforme e irresistibile. Un libro di cronaca e riflessione sui diversi aspetti dell’amore e sui rapporti complessi tra uomo e donna. E sulla coscienza conflittuale di Eracle, voluto da Zeus forte e spietato, impulsivo e incontenibile, che però è disgustato da se stesso e dagli dei.

Ai nostri tempi l’eros è presente in tutte le sue sfaccettature e la libertà sessuale sembra avere raggiunto il suo massimo, grazie a Internet, ai Sex shop, alle pubblicazioni, alle Associazioni, alle nuove tolleranze… Eppure il dibattito è sempre più vivace e l’approccio alla sessualità ancora conflittuale e complesso. La potenza sessuale diminuisce, ma aumentano gli stupri; le coppie omo si mostrano in pubblico, ma le violenze omofobiche aumentano; le coppie stabili diminuiscono; le diverse forme di solitudine aumentano; si proclamano scelte di castità; nascono o si diffondono nuove identità sessuali: asessuale, bisessuale, pansessuale, transessuale e transgender…
La diffusa insicurezza viene mascherata dai proclami rassicuranti della pubblicità, della moda, dei sacerdoti laici vip dei social: siamo uomini e donne vincenti anche nella sessualità.
Eracle si racconta, ma il bilancio delle sue imprese erotiche non è trionfalistico, non è romantico, non è affettuoso, non è carnale e libidinoso. È un lamento.
Di tanto amore, che cosa gli rimane?
Eppure, le sue ultime parole sono ancora in difesa dell’amore:
“Il mio lamento finisce qui, nel silenzio. Nella pace. Eracle riposa. Quanto ha amato! Il ricordo dei mille amori diversi e tumultuosi è l’unico che gli dia consolazione. Tutto il resto è macerie.”


SINOSSI in base all’indice

L’esodo – Introduzione.
La prima volta rideva – Eracle fa l’amore per la prima volta, a quattordici anni, con una schiava intraprendente.
Il tempo dei giochi – Esiliato sul monte Citerone a fare il pastore, si impegna a uccidere il leone che terrorizza la popolazione; lo insegue per cinquanta giorni, ricevendo ogni notte in premio l’amore di una delle cinquanta figlie del re Tespio.
Non dite che non ho amato Megara – Riconoscente per la vittoria su Orcomeno, il re Creonte di Tebe dà in sposa la figlia a Eracle, ma lui dopo un periodo di serenità la uccide insieme ai figli, a causa della pazzia che gli manda Era.
Lacrime per Ila – Durante l’impresa degli Argonauti, le ninfe rapiscono l’amato Ila, il suo ragazzo. Eracle ricorda come lo ha conosciuto, durante l’assalto al regno dei Driopi il cui re ha ucciso, ed era il padre di Ila.
La mia amante guerriera – Incaricato di rubare la cintura della regina Ippolita, Eracle giunge nel regno delle Amazzoni con un manipolo di giovani eccitati. Faranno l’amore con le guerriere, ma Era le sobilla e nello scontro Eracle uccide Ippolita.
Nuda sullo scoglio – Il re Laomedonte di Troia ha ingannato gli dei Apollo e Poseidone negando loro due cavalli divini promessi. Viene punito con la richiesta di offrire la figlia Esione a un mostro marino. Eracle la salva e lei gli chiede una notte d’amore perché vuole un figlio da lui.
La donna nel serpente – In una regione selvaggia, Echidna, la creatura metà donna e metà serpente ricatta Eracle: un amplesso per la restituzione dei suoi due cavalli. Eracle accetta.
In guerra per una principessa – Il re Eurito di Ecalia nega a Eracle la figlia Iole messa in palio in una gara tra i migliori arcieri del mondo. L’eroe si allontana minacciando una guerra. Qualche tempo dopo, di nuovo vittima della follia mandata da Era, gli uccide il figlio Ifito.
La regina nella pelle del toro – L’oracolo di Delfi punisce Eracle mandandolo per un anno da Onfale, regina della Lidia. La deve servire come uno schiavo. Alla sua corte, vestito e truccato da donna, Eracle assiste a orge e manifestazioni di sadomasochismo. Se ne andrà prima del tempo, rifiutando la totale sottomissione.
Violenza su una donna – Nei dintorni di Sparta, all’interno di un tempio dedicato ad Atena, Eracle, ubriaco, violenta la sacerdotessa Auge.
La fine di ogni amore – Giunge il tempo di vendicarsi di Eurito. Eracle attacca Ecalia, la distrugge, massacra la famiglia reale. Porta via con sé Iole, suscitando la collera della moglie Deianira. Sarà l’amore a causare la sua morte sul rogo.

Su questo filone relativo ai miti e alle tragedie greche ho già scritto, in attesa di pubblicazione: “L’Aiace littorio”, “Edipo dice no”, “Solitudine di Alcesti”. Sto scrivendo “Passione di Fedra”, incentrato sulla passione della moglie di Teseo per il figliastro Ippolito, ma soprattutto sulla asessualità del giovane, tematica più che mai attuale.
Ippolito sceglie Artemide al posto di Afrodite. Sublima quindi l’impulso sessuale con l’amore per la natura. Al giorno d’oggi sono diversi i motivi per cui molti giovani fanno a meno del sesso. Può esserci una situazione psichica confusa (transgender), per cui non riescono a definire l’attrazione per un partner. Oppure si tratta di una reale mancanza di stimoli sessuali, per cui l’asessualità viene vissuta con equilibrio e serenità. O ci sono motivi religiosi. E così via.
Una cosa è certa. La semplificazione/imposizione di relazione lecita solo tra uomo e donna e solo nel matrimonio non è più accettabile. Il sesso ha tante sfaccettature e chiamarle perversioni non porta da nessuna parte.

INCIPIT

L’amore? Non uno, cento. Con una schiava, con una moglie, con un ragazzo, con un’amazzone, con una donna bestia, con una regina, con una vergine del tempio, con me stesso…
L’amore ha tante forme che a volte non lo riconosci. Non è solo carne, ma soprattutto mente. Il cuore rimanga segreto, dentro una gabbia di ossa. Pulsa veloce dietro i pensieri libidinosi, riecheggia i fremiti della carne e te lo senti gonfiare in petto. Poi riposa. Non le tue voglie, mai. Insonni e ossessive.
Una vita di amori. Che cosa mi hanno fatto guadagnare? Una vita.
L’amore brucia, si dice. Brucia se stesso. Un incendio… e tutto è cenere. E come cenere mi sono ritrovato sul rogo del monte Eeta. Ogni guizzo di fiamma il ricordo di un amore. Il grido disperato di Deianira, lontano. Subito spezzato e ammutito.
Lasciatemi bruciare.
Ho amato tanto, ora voglio bruciare.
I miei santi amori!
Qua, venite tutti qua, incoronate la mia morte.
Eracle, non il semidio figlio di Zeus, ma l’uomo figlio di Anfitrione e Alcmena, l’uccisore di mostri, l’ubriacone crapulone, il distruttore di città, il civilizzatore, il raddrizzatorti, l’aggiustanatura, il fondatore, il salvatore, il santo.
L’amatore.
Guardatemi bruciare, ascoltate il mio lamento.
Faville salgono al cielo e formano nuove stelle.
Amate, figli, amate.

Cap. 1 - La prima volta rideva

La mia prima volta è stata a quattordici anni. Ero a Tebe e da due anni il mio padre terreno Anfitrione mi aveva tolto all’infanzia per affidarmi ai maestri più famosi. Castore per la spada, Chirone per la medicina e le scienze, Autolico per la lotta, Eurito per l’arco e Lino per la musica. All’inizio ero recalcitrante. Starmene chiuso in una stanza o in un cortile ad ascoltare, ripetere, esercitarmi, obbedire! Spesso punito per le omissioni e le intemperanze. Poi, con mia sorpresa, ho scoperto che molte attività erano appassionanti. Quasi tutte, ma non tutte. La musica… Con il mio primo maestro Eumolpo sì, mi strabiliava mostrandomi le stelle e chiedendomi di ascoltarne le armonie. Richiamato a Eleusi, fu sostituito da Lino… Che mi insultava, mi umiliava! Un  giorno mi ha colpito con il flauto e io ho reagito tirandogli lo sgabello. Una mano divina rancorosa lo ha guidato fino a fracassargli la testa. Eccomi trasformato in Eracle l’omicida. Di colpo sono emerse l’invidia per la mia condizione di semidio, la paura, la diffidenza verso il diverso. I vecchi giudici, soprattutto, e i sacerdoti... In un attimo, le voci adulanti mutate in berciare sprezzante.
Che sia esiliato da Tebe! L’impuro, il contaminato! Quello che chiama disgrazie sulla città!
Io mi fidavo di loro, i miei sacerdoti, i miei ministri, i miei concittadini. La sacralità, l’autorità, la comunità. Bah! A quattordici anni avevo già contro il mondo intero.
Ma c’era chi mi difendeva. Una delle ancelle, per esempio.
“Ha fatto bene!” ripeteva. “Quel Lino era un bastardo. Lo prendeva a cinghiate. Se lo esiliano, non temono l’ira di Zeus?”
Anfitrione riuscì a rabbonire i giudici, ma dovette accettare un compromesso: sarei stato lontano da Tebe per quattro anni, confinato sul Citerone a fare il pastore.
Scoppiai a ridere.
“Volete che faccia i formaggi?” dissi spavaldo. “Li farò. Se la città non mi vuole, starò meglio in mezzo alle capre.”
Ma prima di andarmene…
… si chiamava Neeria. Una siriana. Giovane, ma con l’animo risoluto di chi ne aveva passate tante. L’avevo già notata. Non perché fosse più bella di altre schiave. Ma perché, nonostante gli ordini ricevuti, era l’unica che osava guardarmi in faccia quando ci incrociavamo. I primi occhi femminili dentro i miei. Avevo provato imbarazzo, la prima volta. Non sapevo come comportarmi. E avevo cambiato strada. Le volte successive mi godetti l’incontro fugace. Poi imparai a rallentare il passo o a sostare con un pretesto per esplorare lo sguardo nero e profondo. Ci brillava una malizia che mi scatenava la curiosità. Mai interessato a una schiava, prima. Ne chiesi il nome a un compagno fidato. Formulai nella mente cento domande alle quali lei non poteva rispondere. Fantasticai sulle sue origini. Era forse figlia di un re? Di un generale sconfitto? La Siria com’era? E cominciai ad allargare la visione sul collo, le spalle, i seni, i fianchi… Come ampliare la visione sul mondo. Volevo sentirne la voce, ma nessuna schiava poteva parlare al semidio. Un giorno che le passavo vicino le nostre mani ebbero un contatto segreto della durata di un soffio. Bastò per farmi eiaculare più tardi, in un anfratto delle mura.
Il giorno successivo percorrevo un corridoio. Solo l’eco dei passi. Sospiri di spettri, si dice. Non c’era nessuno, tutti nel cortile d’onore per una parata. Io non ero gradito. Ma lei lo aveva immaginato. Era venuta in cerca di me. La vedo avvicinarsi come se volasse, così leggera. Ecco, siamo faccia a faccia. Seri, ci fissiamo come se ognuno dei due fosse a colloquio con il soprannaturale.
Il cuore mi batteva forte e veloce. La sua mano mi afferrò il polso, mi trascinò via. In una piccola stanza dove si tenevano le cose necessarie per i lavori quotidiani.



sabato 22 settembre 2018

BAMBINI D'OMBRA



Un libro dell'agosto 2013, pubblicato in Amazon Kindle. Lo inserisco qui perché sono incappato in una pagina web che lo presentava. Ecco l'acuta e sensibile recensione di Benedetta Bonacina.

Leo subisce una metamorfosi improvvisa e devastante. Diventa un’Ombra. Invisibile, perde ogni contatto con il mondo che conosce. Che cos’è, l’ombra? Solo una variazione di luce? O un destino a cui non si può sfuggire, che fa chiudere gli occhi su una stanchezza letale? Leo deve affrontare le Torce e soprattutto se stesso. Non può continuare a essere quello che non fa mai gol. A sostenerlo c’è la persona a cui è più affezionato: il padre defunto. Ma a spingerlo a cercare la luce oltre l’ombra è Yuri, il suo piccolo amico, un amico da salvare.

“Né consolatorio né buonista né tradizionale. La famiglia come luogo interiore di Leo, mentale e affettivo. Il dolore è uno spegnersi silenzioso. E la rabbia brucia senza scaldare. Forma e contenuto sono note che si fondono in un accordo potente. Le emozioni scolpiscono il ritmo trascinante delle parole e il linguaggio si piega, docile, a dipingere i sentimenti. Il significato e la forza comunicativa del libro non sono riducibili alla sfera infantile, se non nella metafora letteraria. Il percorso dei bambini d’ombra non ha confini cronologici: penso alla sofferenza di chi si sente incompreso (a qualsiasi età) e rifiutato, di chi perde un riferimento affettivo, di chi cade in quello che è chiamato il disagio mentale. Nel finale non c’è una famiglia che apre le braccia e dice, come nei film, andrà tutto bene. Leo si trova davanti il “fuori da sé” esattamente come lo ha lasciato, con le stesse difficoltà e durezze; ha attraversato l’ombra ed è riuscito a tornare indietro, ma la strada da percorrere è ancora tutta da costruire, non facciamoci illusioni. Sotto quel “cielo di ferro”, però, si accende una luce, perché Leo è comunque tornato, e non da solo. Egli non si sente più soltanto un io ma anche un noi; e il noi scalda, dà forza. L’innocente può essere colpito con crudeltà, perché la vita è così, ma vale sempre la pena di cercare una via di salvezza, soprattutto quando il viaggio si fa in compagnia.” (Benedetta Bonacina)

martedì 11 settembre 2018

IL TEATRO DELL'AULA



Molti pensano che la vita sia l’intervallo di tempo tra la nascita e la morte. Alcuni, tuttavia, sanno che viene offerta a tutti la possibilità di vivere più di una vita. Basta trovare il coraggio per dichiarare “morto” un periodo e l’energia per ricominciare da un’altra parte e in una situazione diversa.

Per me è sempre stata così. La vita come una serie di passioni a tempo, tutte sincere e generose. Ogni volta che si prospettava un cambiamento, mi si presentava anche la possibilità di una rinascita. I gruppi teatrali che sono nati e non morti, vivi nella memoria e nell’acquisizione di prospettive, tecniche, argomenti, sperimentazioni, esperienze sempre più ricche e arricchenti. Dalla Gabbia Aperta all’Altra Eva, da Tecneke al Teatro dei Passeri fino al Teatro dell’Aula attraverso decine e decine di lavori con scuole materne, elementari e medie, centri d’incontro, diversamente abili, collettivi, associazioni… un luna park scenico che spesso mi fa girare la testa.


Con quest’ultima dimensione concludo la mia “carriera”. E con un cambiamento per me imprevisto. Il passaggio dalla tragedia alla commedia. Quest’anno mettiamo in scena una “Alcesti in commedia” che porterà i miei ragazzi ad acquisire nuove abilità. Hanno impersonato dei ed eroi greci, hanno sondato la sfera drammatica al suo massimo grado, con le Baccanti, Medea e le Troiane. Ora li aspetta un pubblico  che vuole ridere, e per soddisfarlo devono imparare a ridere loro per primi. Devo apprendere nuovi ritmi, nuove relazioni attoriali, usi diversi della mimica… In poco tempo. Vorremmo presentare l’opera l’8 marzo, per la festa della donna. Ma sono ragazzi in gamba, ce la faremo.


Forse anch’io ho bisogno di prendermi una pausa dalla passione per la tragedia greca e ne approfitterò per ridere insieme a loro. Il lavoro di quest’anno sarà l’ultimo tassello per completare il mio libro sul teatro, un libro intitolato “Il Teatro dell’Aula”. È pronto, manca solo questo capitolo sulla commedia. Uscirà quindi prima della prossima estate.


Pubblicato il libro, mi sentirò davvero soddisfatto.


Perché percepisco come molto significativa questa esperienza? Perché il Teatro si inserisce nella scuola non come elemento estraneo o comunque proveniente dall’esterno, ma innestato nel corpo stesso della scuola. Gli alunni passano davanti all’aula, sbirciano, si incuriosiscono, fanno domande ai compagni che recitano, provano magari il desiderio di provare. Non è più solo una recita scolastica, è Teatro con la T maiuscola, ed è a loro disposizione. A me, questo, emoziona.


venerdì 31 agosto 2018

LAMENTO DI ERACLE


Aquilino, Lamento di Eracle, Eretica Edizioni



Eracle è conosciuto per le dodici imprese o fatiche. Ma la sua storia è molto più complessa. Cento rivoli si dipartono dal corso principale e si intrecciano, si sovrappongono, confluiscono in altri miti. Nelle “parerga”, le imprese successive, Eracle continua a fare incontri straordinari. Percorre il mondo per raddrizzare torti, conquistare città, salvare gli dei… e per amare. Amori diversi l’uno dall’altro, una gamma di comportamenti erotici che lo rendono simile a un libertino contemporaneo. Ama ragazzi, principesse, schiave, sacerdotesse, donne mostruose, amazzoni… Ma ogni volta la tragedia o semplicemente la fine del rapporto sono in agguato. Da qui il suo lamento. L’unica stagione felice è quella dell’adolescenza, quando ama le cinquanta figlie del re Tespio. Da quel momento accumula perdite strazianti, abbandoni, tradimenti… e rimane sempre a mani vuote. Un libro sul limite dell’amore? Sulla sua tragica impossibilità, forse. Ma anche sulla sua gloria proteiforme e irresistibile. Un libro di cronaca e riflessione sui diversi aspetti dell’amore e sui rapporti complessi tra uomo e donna. E sulla coscienza conflittuale di Eracle, voluto da Zeus forte e spietato, impulsivo e incontenibile, che però è disgustato da se stesso e dagli dei.

SINOSSI in base all’indice

L’esodo – Introduzione.
La prima volta rideva – Eracle fa l’amore per la prima volta, a quattordici anni, con una schiava intraprendente.
Il tempo dei giochi – Esiliato sul monte Citerone a fare il pastore, si impegna a uccidere il leone che terrorizza la popolazione; lo insegue per cinquanta giorni, ricevendo ogni notte in premio l’amore di una delle cinquanta figlie del re Tespio.
Non dite che non ho amato Megara – Riconoscente per la vittoria su Orcomeno, il re Creonte di Tebe dà in sposa la figlia a Eracle, ma lui dopo un periodo di serenità la uccide insieme ai figli, a causa della pazzia che gli manda Era.
Lacrime per Ila – Durante l’impresa degli Argonauti, le ninfe rapiscono l’amato Ila, il suo ragazzo. Eracle ricorda come lo ha conosciuto, durante l’assalto al regno dei Driopi il cui re ha ucciso, ed era il padre di Ila.
La mia amante guerriera – Incaricato di rubare la cintura della regina Ippolita, Eracle giunge nel regno delle Amazzoni con un manipolo di giovani eccitati. Faranno l’amore con le guerriere, ma Era le sobilla e nello scontro Eracle uccide Ippolita.
Nuda sullo scoglio – Il re Laomedonte di Troia ha ingannato gli dei Apollo e Poseidone negando loro due cavalli divini promessi. Viene punito con la richiesta di offrire la figlia Esione a un mostro marino. Eracle la salva e lei gli chiede una notte d’amore perché vuole un figlio da lui.
La donna nel serpente – In una regione selvaggia, Echidna, la creatura metà donna e metà serpente ricatta Eracle: un amplesso per la restituzione dei suoi due cavalli. Eracle accetta.
In guerra per una principessa – Il re Eurito di Ecalia nega a Eracle la figlia Iole messa in palio in una gara tra i migliori arcieri del mondo. L’eroe si allontana minacciando una guerra. Qualche tempo dopo, di nuovo vittima della follia mandata da Era, gli uccide il figlio Ifito.
La regina nella pelle del toro – L’oracolo di Delfi punisce Eracle mandandolo per un anno da Onfale, regina della Lidia. La deve servire come uno schiavo. Alla sua corte, vestito e truccato da donna, Eracle assiste a orge e manifestazioni di sadomasochismo. Se ne andrà prima del tempo, rifiutando la totale sottomissione.
Violenza su una donna – Nei dintorni di Sparta, all’interno di un tempio dedicato ad Atena, Eracle, ubriaco, violenta la sacerdotessa Auge.
La fine di ogni amore – Giunge il tempo di vendicarsi di Eurito. Eracle attacca Ecalia, la distrugge, massacra la famiglia reale. Porta via con sé Iole, suscitando la collera della moglie Deianira. Sarà l’amore a causare la sua morte sul rogo.

INCIPIT

L’amore? Non uno, cento. Con una schiava, con una moglie, con un ragazzo, con un’amazzone, con una donna bestia, con una regina, con una vergine del tempio, con me stesso…
L’amore ha tante forme che a volte non lo riconosci. Non è solo carne, ma soprattutto mente. Il cuore rimanga segreto, dentro una gabbia di ossa. Pulsa veloce dietro i pensieri libidinosi, riecheggia i fremiti della carne e te lo senti gonfiare in petto. Poi riposa. Non le tue voglie, mai. Insonni e ossessive.
Una vita di amori. Che cosa mi hanno fatto guadagnare? Una vita.
L’amore brucia, si dice. Brucia se stesso. Un incendio… e tutto è cenere. E come cenere mi sono ritrovato sul rogo del monte Eeta. Ogni guizzo di fiamma il ricordo di un amore. Il grido disperato di Deianira, lontano. Subito spezzato e ammutito.
Lasciatemi bruciare.
Ho amato tanto, ora voglio bruciare.
I miei santi amori!
Qua, venite tutti qua, incoronate la mia morte.
Eracle, non il semidio figlio di Zeus, ma l’uomo figlio di Anfitrione e Alcmena, l’uccisore di mostri, l’ubriacone crapulone, il distruttore di città, il civilizzatore, il raddrizzatorti, l’aggiustanatura, il fondatore, il salvatore, il santo.
L’amatore.
Guardatemi bruciare, ascoltate il mio lamento.
Faville salgono al cielo e formano nuove stelle.
Amate, figli, amate.

Cap. 1 - La prima volta rideva

La mia prima volta è stata a quattordici anni. Ero a Tebe e da due anni il mio padre terreno Anfitrione mi aveva tolto all’infanzia per affidarmi ai maestri più famosi. Castore per la spada, Chirone per la medicina e le scienze, Autolico per la lotta, Eurito per l’arco e Lino per la musica. All’inizio ero recalcitrante. Starmene chiuso in una stanza o in un cortile ad ascoltare, ripetere, esercitarmi, obbedire! Spesso punito per le omissioni e le intemperanze. Poi, con mia sorpresa, ho scoperto che molte attività erano appassionanti. Quasi tutte, ma non tutte. La musica… Con il mio primo maestro Eumolpo sì, mi strabiliava mostrandomi le stelle e chiedendomi di ascoltarne le armonie. Richiamato a Eleusi, fu sostituito da Lino… Che mi insultava, mi umiliava! Un  giorno mi ha colpito con il flauto e io ho reagito tirandogli lo sgabello. Una mano divina rancorosa lo ha guidato fino a fracassargli la testa. Eccomi trasformato in Eracle l’omicida. Di colpo sono emerse l’invidia per la mia condizione di semidio, la paura, la diffidenza verso il diverso. I vecchi giudici, soprattutto, e i sacerdoti... In un attimo, le voci adulanti mutate in berciare sprezzante.
Che sia esiliato da Tebe! L’impuro, il contaminato! Quello che chiama disgrazie sulla città!
Io mi fidavo di loro, i miei sacerdoti, i miei ministri, i miei concittadini. La sacralità, l’autorità, la comunità. Bah! A quattordici anni avevo già contro il mondo intero.
Ma c’era chi mi difendeva. Una delle ancelle, per esempio.
“Ha fatto bene!” ripeteva. “Quel Lino era un bastardo. Lo prendeva a cinghiate. Se lo esiliano, non temono l’ira di Zeus?”
Anfitrione riuscì a rabbonire i giudici, ma dovette accettare un compromesso: sarei stato lontano da Tebe per quattro anni, confinato sul Citerone a fare il pastore.
Scoppiai a ridere.
“Volete che faccia i formaggi?” dissi spavaldo. “Li farò. Se la città non mi vuole, starò meglio in mezzo alle capre.”
Ma prima di andarmene…
… si chiamava Neeria. Una siriana. Giovane, ma con l’animo risoluto di chi ne aveva passate tante. L’avevo già notata. Non perché fosse più bella di altre schiave. Ma perché, nonostante gli ordini ricevuti, era l’unica che osava guardarmi in faccia quando ci incrociavamo. I primi occhi femminili dentro i miei. Avevo provato imbarazzo, la prima volta. Non sapevo come comportarmi. E avevo cambiato strada. Le volte successive mi godetti l’incontro fugace. Poi imparai a rallentare il passo o a sostare con un pretesto per esplorare lo sguardo nero e profondo. Ci brillava una malizia che mi scatenava la curiosità. Mai interessato a una schiava, prima. Ne chiesi il nome a un compagno fidato. Formulai nella mente cento domande alle quali lei non poteva rispondere. Fantasticai sulle sue origini. Era forse figlia di un re? Di un generale sconfitto? La Siria com’era? E cominciai ad allargare la visione sul collo, le spalle, i seni, i fianchi… Come ampliare la visione sul mondo. Volevo sentirne la voce, ma nessuna schiava poteva parlare al semidio. Un giorno che le passavo vicino le nostre mani ebbero un contatto segreto della durata di un soffio. Bastò per farmi eiaculare più tardi, in un anfratto delle mura.
Il giorno successivo percorrevo un corridoio. Solo l’eco dei passi. Sospiri di spettri, si dice. Non c’era nessuno, tutti nel cortile d’onore per una parata. Io non ero gradito. Ma lei lo aveva immaginato. Era venuta in cerca di me. La vedo avvicinarsi come se volasse, così leggera. Ecco, siamo faccia a faccia. Seri, ci fissiamo come se ognuno dei due fosse a colloquio con il soprannaturale.
Il cuore mi batteva forte e veloce. La sua mano mi afferrò il polso, mi trascinò via. In una piccola stanza dove si tenevano le cose necessarie per i lavori quotidiani.


domenica 10 giugno 2018

AUTORI EXPO

Sono socio del CENDIC (centro nazionale drammaturgia contemporanea). Tra i servizi offerti, una pagina di presentazione degli autori. Ecco  un articolo:


E qui la mia pagina:



giovedì 31 maggio 2018

DIECI ANNI DI TEATRO



Un'ottantina di immagini per ricordare gli spettacoli allestiti negli ultimi dieci anni. Mancano quelli "piccoli", nati da occasioni in collaborazione con le scuole. E di alcuni sono solo il drammaturgo (quelli con la compagnia Lupusagnus). Penso di avere imparato molto, soprattutto per la necessità di dovere provvedere a tutto: testo, regia, scenografia, costumi, coreografie... Ora questa esperienza dovrebbe confluire in una fase nuova. Forse a inaugurarla sarà l'"Edipo re" di Sofocle, riscritto in piena libertà espressiva. Forse il laboratorio con i più piccoli metterà in scena fiabe per i bambini della Scuola Materna. Forse... I forse appartengono al mondo delle ipotesi, dei desideri, dei sogni. A me piacciono molto. Aprono possibilità senza confini. Poi ci si confronta con la realtà e una parte del lavoro è già stata fatta nell'immaginazione.











domenica 20 maggio 2018

LABORATORIO KALON 2008-2018

Dieci anni di teatro nella scuola, con la scuola e per la scuola. Tutto finito. Non c'è più uno spazio per il laboratorio. Spiace per la scuola. Era solo un'aula, ma quanti ragazzi ci sono passati! Quante scenografie! Quante attività diverse! Spettacoli con le Classi Quinte, spettacoli con le classi di scuola media, laboratorio con i ragazzi demotivati, messe in scena sul bullismo, scene dagli autori classici, le tre elaborazioni delle tragedie greche (Baccanti, Medea, Troiane).
Dal Teatro dei Passeri al Laboratorio Kalon. Ringrazio tutte le persone che mi hanno aiutato. E' stato faticoso, ma le avventure sono così: ansia, fatica, incertezza, timore... e poi si arriva comunque al palcoscenico per una o due repliche al massimo. Nel frattempo, i ragazzi ne sanno più di prima su se stessi e gli altri, sul proprio corpo e sul proprio carattere.

Teatro anomalo. Ho ricoperto i ruoli di drammaturgo, regista, coreografo, musicista, scenografo, tecnico... L'intero spettacolo sulle mie spalle. Per questo ritengo di avere imparato molto. Lavorando sempre con esordienti spesso timidi, ritrosi, quando non manifestavano una decisa opposizione. Il teatro coinvolge e non tutti gradiscono questa intrusione nella loro privacy. Di solito, con pazienza, si arrendono e danno il loro contributo. E' sempre stata una gioia verificare i cambiamenti e i miglioramenti.

E ora? Ora viene l'estate. Si ricomincia con il sole. Dove? Da un'altra parte, grazie all'Assessorato per la Cultura. Ora devo elaborare un modo nuovo di fare teatro. Mi piacerebbe fare lavorare i ragazzi con gli adulti. Si vedrà. Ho inmente l'Edipo di Sofocle. Si vedrà. Per il momento è ancora primavera.



martedì 8 maggio 2018

IL MANGIALIBRI 2018



Torna il concorso di lettura e scrittura con centinaia di ragazzi partecipanti: tutti gli alunni delle classi seconde, terze (la novità di quest'anno: il Babymangialibri!), quarte e quinte elementari e quelli delle prime medie. Premi per i primi tre per ogni ordine di classe, premi per correttezza linguistica, originalità, profondità di pensiero e poesia. Due premi dalla libreria "La Talpa" di Novara che ha collaborato entrando in giuria. Un ringraziamento agli insegnanti che hanno selezionato tre lavori per ogni classe. 

Laboratori nelle classi Quinte e Prime medie di prosa e poesia condotti da me, per fare scoprire le potenzialità espressive della parola in un rapporto coinvolgente, appassionante e ludico con la scrittura

Ci sono tantissimi ragazzi che amano leggere e scrivere. E che lo sanno fare bene. METTIAMOLI SUL PALCOSCENICO! E ACCOGLIAMOLI CON UN GRANDE APPLAUSO! Prima della premiazione, lo spettacolo "Tre donne e un lupo" con gli attori esordienti del "Laboratorio Kalon". Vi presentano la versione popolare di "Cappuccetto Rosso".


sabato 5 maggio 2018

LE DONNE DI ILIO: il video.


"LE DONNE DI ILIO" di Aquilino, ispirato alle "Troiane" di Euripide. Laboratorio Kalon con ragazzi dai 10 ai 13 anni. In Oleggio (Novara).

giovedì 26 aprile 2018

IL TUO NOME È CORAGGIO


PINO BOERO
Diverso è il caso di  Il tuo nome è coraggio di Aquilino (Einaudi ragazzi, € 12,00, da 11 anni) in cui lo scrittore di cui apprezzo anche la coerenza stilistica (è “rapido” nella scrittura senza cedere alle mode dell’impoverimento linguistico, è capace di cogliere un sentimento in poche battute) racconta di due fratelli migranti figli, però, di un padre coraggioso, capace di opporsi ai trafficanti di uomini… Separazioni, dolorose esperienze, piacere del ritrovarsi: Il tuo nome è coraggio non è saga di buoni sentimenti, ma invito a una pacata riflessione lontana dai roboanti proclami di chi amplifica le paure del “diverso” e dimentica i colpevoli opportunismi della nostra “civiltà”.





LA FURIA DI RACHELES, Eretica Edizioni


Non manca molto al futuro raccontato nel romanzo. Un futuro di degrado sociale assoluto. Lo strapotere di una dittatura nemmeno nascosta dietro ipocrisie di rito ha consegnato il mondo a un’elite. Niente di nuovo, viene da dire. La novità è rappresentata dalla comparsa, nel deposito di auto rottamate custodito dall’anziano Duilio, di una novantenne che di sé conosce solo il nome: Racheles. Vecchia, ma forte. Tanto da smontare veicoli e uccidere mostri a mani nude. Insomma, un Eracle al femminile mandato a purificare di nuovo la terra. Non Euristeo ne determina il destino, ma la governatrice Minerva. Alle sue dipendenze, subendone i ricatti, Racheles sviluppa una coscienza sociale che la conduce addirittura ad abbandonare l’idea di uccidere, per abbracciare quella di una rivoluzione da fare insieme ai reietti.
Sinossi
Periferia di Milano, anno 2030. Duilio, il custode del deposito di auto rottamate, trova una novantenne discinta dal brutto carattere. Pensa che sia una senzatetto e le offre ospitalità. Scopre poi che la sconosciuta possiede una forza spaventosa e, cosa che lo inquieta ancora di più, che ringiovanisce dopo ogni “impresa”. Si chiama Racheles e dopo che ha ucciso un mostruoso cane-leone viene ingaggiata dalla potente Minerva, la governatrice della Regione Settentrionale. Per lei uccide l’Idra, un mostro delle fogne. Cattura la cerva d’oro. Risolve il problema dell’invasione dei cinghiali. Minerva medita di demolire il deposito e l’agglomerato urbano che costituisce il mondo di Duilio, e ora anche di Racheles. I due le dichiarano guerra, affiancati da Fosco, un investigatore, e da Glider, un giovane hacker. Traslocano la comunità a Muregocio (Mergozzo), zona dichiarata off-limits da Minerva, che l’ha cancellata perfino dalla memoria collettiva. Faceva parte della Repubblica dell’Ossola e di nuovo, dai monti, scendono disobbedienti pronti a opporsi alla dittatura. Racheles ha sempre avuto la consapevolezza di essere tornata in vita per uccidere qualcuno. Pensava che il suo obiettivo fosse lo scienziato Nefesto. Scopre che si tratta invece di Minerva, sua madre. Ma non la ucciderà. La combatterà.
Incipit
Una settimana prima, fine maggio 2030
Duilio Magistris, l’unico custode del deposito metropolitano di veicoli rottamati, se ne sta a naso in su a fissare la carcassa cinque metri sopra di sé. Ne è quasi sicuro (ha superato i settanta, qualche deficit intellettivo comincia a farsi sentire): il giorno prima non c’era. Chi ce l’ha messa? I ladri di autoricambi, di questo è certo. Ma quale delle cinque bande che visitano con regolarità il deposito? Non può saperlo. Ha tanto raccomandato a tutti quanti, dai sudamericani ai romeni, dai nigeriani agli scandinavi: prendete quello che volete ma lontano dalla mia casa, perché occhio non vede cuore non duole. E le telecamere sono state tutte fracassate a sassate o pistolettate. Perlomeno quelle visibili.
Imbecilli!
Lo sanno che rischia il posto!
“L’hanno fatto stanotte” pensa a voce alta. “Credevo che erano i gatti in amore e invece erano quei deficienti.”
Dopo un’ultima occhiata, se ne torna a casa scuotendo il capo deluso.
“E questo è il ringraziamento?” grida alla desolazione.
Ma perché faticare a poggiarla là in alto, sopra due piani di rottami?
“Stranieri. Ognuno la pensa a modo suo.”
Sì, va bene, ma non se lo toglie dalla testa: perché fare la fatica di depositare un’auto là sopra le altre? Proprio non lo capisce. E le cose che non si capiscono meglio non pensarci più, che tanto il mondo fa schifo lo stesso.
Gli ci vuole un grappino per tirarsi su.

Un incipit ossuto e strabiliante

Ho gli occhi chiusi, mi vedo dentro. Sento il respiro, so di essere qui. Viva. Ogni respiro un grido: io! io! io!... ma io chi?
Odori dai meno gradevoli ai più smaniosi, tra i quali uno di aglio mi tormenta: va dritto allo stomaco e me lo strizza. Voci lontane, cinguettii rallentati di uno stormo di migratori. Straccetti di sole sulla pelle, e a tratti un tocco di brezza modesta. Che altro? La scomodità della posizione, un fastidio doloroso alle natiche: devo spostarmi. Con cautela, però. Mi sento instabile.
Ma dove sono?
Non mi resta che aprire gli occhi (il respiro ora è più calmo, passata è la tempesta).
Dritto davanti a me un vetro sozzo, curvo e incrinato, mentre a destra e a sinistra niente. I finestrini laterali rotti, ne scorgo i frammenti sul pavimento dell’utilitaria nella quale sono seduta. Lercio anche il pavimento, strie di fanghiglia. Puzza di acqua marcia, infatti. Divelto il volante, scomparso il secondo sedile, uno squarcio nel tettuccio: ah, ecco da dove entra il sole.
Sospiro lungo, profondo, un mea culpa. Ma non è colpa mia. Io non ho fatto niente. Non ricordo e quindi non ammetto colpe. Perché ho così paura di essere accusata di qualcosa? Non guidavo io, ne sono certa. Oh, sull’aletta parasole c’è ancora lo specchietto. Merda. Non è la faccia di un pirata della strada, quella che vedo. Ma di una donna anziana. Faccia rugosa e livida, capelli bianchi radi, occhiaie da… da che cosa? Insonnia, droga, sbronza, depressione, malattia, premorte? Brutta faccia. Ne avrei preferita un’altra. Giovane, soprattutto. Ho paura di essere quella che sono. Un rottame anch’io. Mi spaventa, la mia faccia. Muso da bestia vecchia, da abbattere. Più che ansia, è angoscia. Profonda, emerge con la potenza di uno squalo. Mi morde a sangue. La faccia di una zombi. Gli occhi umidi e rossi… Miei e dello squalo. La stessa creatura, io e lui.
Oh, povera vecchia, che cosa ci fai qui? Che cosa ti è successo?

sabato 14 aprile 2018

LE DONNE DI ILIO





Due video relativi alle prove di "Le donne di Ilio". Laboratorio di teatro con allievi dai 10 ai 13 anni. La sede è in un'aula dell'I.C. "Verjus" di Oleggio. 





mercoledì 7 febbraio 2018

UNA LEZIONE DI TEATRO




Gli allievi del laboratorio "Le donne di Ilio" sono undici, dalla quinta elementare alla terza media. Non si fa solo teatro, si acquisisce consapevolezza e conoscenza. Ecco quindi una lezione per spiegare loro le motivazioni di alcune delle nostre scelte. Voglio che abbiano chiaro in mente che cosa intendiamo con "teatro" e che cosa con "spettacolo".
Due parole di introduzione di come il teatro nasce in Grecia sulle orme di Dioniso. E di come sia stato subito osteggiato. Cito Platone (il teatro come copia di una copia) e Solone (il teatro come menzogna). Aggiungo il famoso aforisma di Gorgia: il teatro come arte lecita dell'inganno e sapienza del sapersi ingannato. 

Parliamo del rapporto con il pubblico. Di come pubblico e attore si influenzino a vicenda. Di come noi tendiamo ad annullare il pubblico in sala per rapportarci a un pubblico ideale. I ragazzi riferiscono l'esperienza dell'anno scorso con "La Medea". Le loro osservazioni mi guidano nella spiegazione del "luogo chiuso", delle sfere entro le quali poniamo ambienti e interpreti.
Il nostro attore recita per sé stesso, non solo per il piacere del pubblico. Il teatro per lui è una forma di conoscenza della realtà e della propria interiorità. Il teatro è etico. E i ragazzi lo capiscono.

Analizziamo la nostra scena metaforica, contrapposta a quella realistica. Il rapporto conflittuale attore-personaggio: più c'è uno meno c'è l'altro. Inquadro in poche parole il lavoro di Stanislavskij e Brecht e spiego come anche noi abbiamo fatto esperienza di identificazione, reviviscenza e straniamento. 
Esaminiamo le interazioni che coinvolgono l'interprete. Spiego come il nostro interprete sia un trasformista: lascia il personaggio per entrare in un coro o per assumere il ruolo di mediatore. Parlo dell'importanza degli oggetti. Sulla scena, tutto è oggetto: l'attore, la scenografia, l'arredo, la musica. E tutto è interattivo.

La lezione è un'introduzione ai prossimi approfondimenti. Osservazioni ed esercizi sono tratti dal mio libro "Il mio teatro bambino" di cui sto facendo la revisione. Cerco un editore, spero di trovarlo.

Passiamo a un esercizio. Molto banale, ma dà buoni risultati. Un modo per introdurre i ragazzi nella complessità è la gradualità. A chi non ha mai praticato il teatro sembra facile mettersi in scena, gestire lo spazio e il corpo, rapportarsi con il pubblico. Quando ci prova, risulta imbarazzato e impacciato.
Faccio scegliere una battuta, da recitare in quattro modalità graduate.
1) con il corpo irrigidito, concentrati sulle parole e sulle tensioni muscolari che si generano (di solito riferite alle mani)
2) liberando la gestualità della parte superiore del corpo
3) liberando anche le gambe
4) riflettendo sulle pause e su un utilizzo più completo dello spazio a disposizione

Ecco un breve video di dimostrazione.


martedì 16 gennaio 2018

IL MANGIALIBRI: IL PRIMO LABORATORO ALLA PALESTRINI



Ritorna Il Mangialibri. Si tratta di un concorso, ecco il bando parziale.

BANDO
CONCORSO DI SCRITTURA “IL MANGIALIBRI 2017/18”
                                                                
§  Premessa:
La Biblioteca “Enzio Julitta” di Oleggio, in collaborazione con l’Assessorato alla Cultura, l’Assessorato all’Istruzione, la D.D. Oleggio, l’I.C.S. “Verjus”, il Comitato genitori dell’Istituto “Verjus” e la Libreria “La Talpa dei Bambini” di Novara , propone e organizza un concorso di scrittura per gli alunni delle classi Quarte e Quinte delle Scuole Primarie e delle Prime della Scuola Secondaria di Primo grado di Oleggio relative all’Anno Scolastico 2017/18.
§  Modalità di partecipazione:
In una settimana dedicata al concorso, che si svolgerà nel mese di marzo, a scuola, individualmente, tutti gli alunni delle classi coinvolte dovranno produrre uno scritto originale (prosa o poesia) ispirato a un libro proprio o preso in prestito in Biblioteca, che avranno letto in precedenza su richiesta degli insegnanti.
Gli elaborati equivarranno a prova scritta con valutazione scolastica. Gli insegnanti sceglieranno n. 3 elaborati per ogni classe con intestazione completa (nome, cognome, plesso scolastico e classe, titolo del libro e traccia scelta).
La Biblioteca, una volta ricevute le prove da parte delle Referenti scolastiche incaricate, assicurerà l’anonimato delle prove per la giuria.
§  Traccia dello scritto:
Ho letto il libro: Titolo:…………………………………………………………………..................
Con particolare riferimento alle emozioni e ai sentimenti dei personaggi, a episodi di disagio o al contrario di benessere, elaboro la storia secondo una delle seguenti tracce:
□ aggiungo episodi o personaggi
□ cambio un episodio o il finale
□ esprimo in forma poetica le mie riflessioni o altro purché siano inerenti al libro.
L’elaborato potrà essere accompagnato da una illustrazione o fumetto.



§  Valutazione:
La Giuria sarà composta da: Aquilino, scrittore; Presidente della Biblioteca; insegnante per D.D. Oleggio e insegnante per l’I.C.S. “Verjus”, indicati dalla Referente del progetto i cui alunni non siano coinvolti nel concorso; Rappresentante dei volontari della Biblioteca.
Il Comitato genitori dell’Istituto “Verjus” svolgerà un supporto organizzativo nel reperimento dei premi e durante la serata di premiazione.
I partecipanti le cui prove saranno selezionate riceveranno un premio e un attestato di partecipazione, mentre gli elaborati vincitori saranno premiati e letti in Teatro.
La Libreria “La Talpa dei Bambini” di Novara consegnerà durante la premiazione un riconoscimento speciale "La talpa dei bambini" a discrezione delle referenti della Libreria stessa.
Per informazioni: Biblioteca Civica “Enzio Julitta”, Vicolo Chiesa 3, Oleggio tel/fax 0321 91343 e-mail: biblioteca.julitta@comune.oleggio.no.it
Orari di apertura: lunedì 9-13, martedì 15-19, mercoledì 15-18, giovedì 15-18, venerdì 15-19, sabato 8.30-12.30.




Vengono proposti agli insegnanti laboratori di scrittura condotti da me. Il primo di quest'anno si è svolto nella Quinta Palestrini, con la maestra Lucia Tognacca. Una classe meravigliosa. Due ore di lavoro intenso, coinvolgente, divertente. 
Amo lavorare sulla poesia. C'è il tempo per affrontare tecniche diverse e per dare stimoli intensi. Gli alunni, di solito, percepiscono l'esperienza scolastica come un adeguamento a regole di vario tipo: disciplinari, comportamentali, formali, linguistiche, mentali... Impara a fare affidamento sulla logica più che sulla casualità e sulle risorse irrazionali. Nessuna maestra dice mai: "Non pensare, sogna."
Il mio piccolo intervento tende a infrangere e superare questi schemi, portando alla scoperta di piccole magie accessibili.
Due ore sono poche per un obiettivo tanto grande, ma il lavoro svolto è un seme, si spera sempre che in qualcuno germogli.

PRIMO ESERCIZIO.
Il primo esercizio consiste nell'estrarre da una parola altre parole con anagrammi parziali. Scrivo BICICLETTA sulla lavagna. Componendo alcune delle parole ottenute gli alunni compongono brevi poesie. Ne approfitto per insegnare loro come si fanno i conteggi delle sillabe per la metrica. E anche per fare esercizio sulle rime. A un certo punto, però, qualcuno legge un verso con un particolare fonema, quindi sviluppiamo la sua idea. La composizione ci porta... in un circo. Riprendiamo poi la composizione inerente alla "bicicletta". Eccoli al lavoro. Efficienti e ordinatissimi.






Un tale in bicicletta
beve il latte di fretta
ascolta le cicale
sul bordo del canale

SECONDO ESERCIZIO: ognuno scrive sul quaderno una parola che inizia per G .Interpello a caso gli alunni chiamando i relativi numeri sul registro. Un piccolo segretario scrive le parole sulla lavagna: ghiro, giacca, ginnastica, groenlandia, gomitolo, gatto, girandola, gesto, ghirlanda.

Un ghiro in Groenlandia
trova un gatto con la giacca
gli regala la ghirlanda.

Il gatto gioca col gomitolo
mentre io provo la giacca nuova
e mio fratello dorme come un ghiro.

Il gatto giocando col gomitolo
gira intorno alla girandola
con un gesto la fa girare.

Facendo ginnastica in Groenlandia
un gatto insegna un gesto
a un ghiro con la giacca.

La più votata:

Il vento a suon di musica
con un gesto muove la girandola
mentre il gatto rompe la ghirlanda.

Ne facciamo una breve analisi, rilevando i valori dinamici e musicali.

TERZO ESERCIZIO. Scrivo alla lavagna la poesia di Ungaretti, invitando a coglierne il significato. Spiego la situazione del poeta al momento della composizione, in una trincea della Prima Guerra Mondiale. Si sta come / d'autunno / sugli alberi / le foglie. Devono mantenere il primo verso e modificare il resto rispettando le regole dell'Ermetismo. Sottolineo soprattutto la tecnica di togliere tutto quanto è superfluo. La poesia come sintesi. 

Si sta come 
d'inverno
mentre la fiamma
si spegne.

Si sta come
di notte
sotto il cielo
stellato.

Si sta come
in moto
l'aria fresca
finisce il carburante.

Si sta come
quando ridi
felice
con i tuoi amici.

QUARTO ESERCIZIO. Haiku. Poesie giapponese del VX secolo nello schema metrico: 5 - 7 -5. Spiego di che cosa si tratta. Leggo alcuni esempi. Ecco le loro interpretazioni. 

Vedo un uccello
che crea una canzone
sopra un albero.

Gli alberi sono
alti come giraffe
col collo steso.

Il tulipano
brilla come le stelle
nel cielo scuro.

Vedo dei cani
e passeri impietriti
mi volto triste.

Vedo una quercia
brillare alla luna
le foglie stelle.

Ahi ahi, il tempo è finito. Ragazzi, meritate un applauso.