








L’esperienza è stata strafantamegamitica. Ci ha insegnato a recitare la nostra parte e unendo tutte le parti si può creare uno spettacolo fichissimo.
I colpi di scena sono mitici.
È stato bello perché le battute sono divertenti e fanno ridere.
Pensavo che fosse noioso e invece è stato divertente e molto bello e si scherza.
A noi è piaciuto molto fare le prove di teatro perché provi a fare una cosa diversa dal solito come imitare personaggi divertenti. Nel mondo del teatro ti diverti anche a indossare vestiti diversi dai nostri. Questa è stata un’esperienza bella e da non dimenticare.
Mi è piaciuto fare le prove con i miei compagni.
Era bello perché è stato divertente e un modo per stare tutti insieme e per me è stata una nuova esperienza.
Il teatro mi ha fatto imparare tanto perché ho capito che nella vita si deve studiare. Il teatro è bello e molto divertente.
LA PAROLA AL DRAGO
Mi hanno costruito con un’anima di rete metallica, tenuta arcuata dai corpi contorti dei fantocci. La mia carne è carta di giornale accartocciata, pressata o stesa. Il mio sangue duro come la roccia è vinilico. La mia pelle è carta velina colorata. I miei occhi sono led luminosi. I miei colori sono quelli dei rettili, dei cieli e delle fiamme. La mia anima è nera. Sono forte, spietato, furbo, infido. Sono Fokor.
L'ALLESTIMENTO
Con le classi della primaria Verjus sono stati molti gli spettacoli di questi anni: “Gatto bau non fa miao”, “Una capanna in prestito”, “I bambini che tenevano su il cielo”, “I bambini nella casa della guerra”. Alcuni dei bambini che hanno sperimentato il teatro hanno poi voluto partecipare anche all’esperienza del “Teatro dei passeri” con “Il fantasimo di Arlecchino” e “L’Arlechin ladro e ladron”: il teatro lascia il segno.
Quest’anno una tematica nuova e originale: il fantasy. I giovani attori lo conoscono soprattutto per il cinema e alcuni anche per i libri. Sono stati quindi entusiasti di mettere in scena una vicenda tra elfi, nani, orchi e un drago. Quali musiche migliori dell’epic metal? Con la fortuna di avere anche a disposizione un’interprete del valore di Lia.
Il problema principale, con solo dodici attori, era come rendere i momenti epici e le scene di massa. Ci siamo serviti di fantocci per la battaglia e abbiamo utilizzato alcuni interpreti per più parti.
Uno scoglio da superare è stata una recitazione alta che ricreasse il clima e il pathos e la retorica del genere letterario. Non è stato facile per ragazzi digiuni di teatro imparare in fretta un minimo di dizione e di espressività vocale e mimica. Ci sono riusciti perché hanno sempre partecipato con un entusiasmo straordinario. In ciò sono stati aiutati da un testo che è tutto dalla loro parte: avventura, umorismo, creazione di altri universi.
Non hanno scoperto solo il teatro. Molti hanno riscoperto se stessi.
Due fratelli, Giovanni e Carlo, si ritrovano proiettati in un universo fantasy con le identità di Bilco e Rayan. Gli orchi comandati da Morieris, tra i quali Sbrano e Tammazzo, sconfiggono gli elfi e rapiscono la principessa Silia. Bilco e Rayan si prefiggono di salvarla. L'unica possibilità di sconfiggere Morieris è di allearsi con il drago Fokor. Lo stregone Seregon è contrario: non c’è da fidarsi del drago. In cambio il drago chiede prima gli occhi di Bilco e poi la vita di Melidon, il re degli elfi. Bilco, per non presentarsi cieco a Silia, se ne va nel deserto, ma Silia corre a cercarlo insieme a Zifolo e Zimar. Grazie alla spada Perforante, forgiata dai nani Pigliapugni e Strapazzatore, e grazie all'aiuto della regina Kalena, i due eroi sconfiggono sia Morieris sia il drago. Bilco può così riabbracciare la principessa di cui è innamorato.
L’opera è costituita da tredici scene, quanti sono i personaggi. Non esiste un protagonista. Anzi, forse c’è. Il suo nome è “interazione”. Dedicata ad Arlechin, essa vede però alternarsi tredici protagonisti le cui vicende sono strettamente legate. Tutti i tipi della commedia dell’arte, e anzi della commedia greca e romana, ci passano sotto gli occhi. Il servo affamato e scaltro, il locandiere gaudente, le serve pasticcione, l’avaro, il libertino, lo spaccamonti, l’innamorato, la tradita, il fatuo… Una girandola di situazioni comiche, una variopinta giostra di caratteri. Le musiche sono tutte di Vivaldi.
Arlechin, sempre affamato, segue il consiglio di Zanni: cercarsi un padrone e derubarlo. Ma lui di padroni ne prende addirittura due: Florindo e Pantalone, le cui dispense saccheggia. Entrambi corteggiano Isabella, ma Florindo vuole sposare Flavia, figlia del ricco Pantalone. Di Flavia è innamorato Lindoro, figlio del dottor Balzano. Per poterla avvicinare si traveste da donna e diventa Angelica, dama di compagnia. Ma Pantalone ha promesso Flavia al conte Tartaglia, che s’innamora di Angelica e corteggia pure lui Isabella. Costei dovrà affrontare l’ira della moglie di Pantalone, Marianna. Ma poi incontrerà l’anima gemella, il capitano Fracasso. A combinare pasticci provvede Colombina, serva con Rosina. E alla fine… Arlechin avrà ancora fame, ma gli innamorati troveranno la felicità.
L’esperienza del primo anno è stata valida, a giudicare da quanto sia più sicuro ed efficace l’approccio di quest’anno a un testo molto difficile, quasi un piccolo “Goldoni” nello stile di una compagnia teatrale di adulti. Linguaggio strambo, un grammelot ispirato al dialetto veneto; caratterizzazione dei personaggi; dinamismo; ritmo… I ragazzi ce l’hanno fatta, nonostante i momenti di crisi. Si potrà obiettare che le tematiche sono poco consone all’età degli interpreti, ma appunto in questo sta la sfida. Gli attori del Teatro dei Passeri intendono misurarsi con un teatro che non ha confini.