mercoledì 10 marzo 2010

THE HURT LOCKER


Ne avevo già visti dieci minuti e mi ero annoiato. Dopo l'Oscar l'ho rivisto per più di metà e mi sono annoiato ancora. Senza emozioni. Ancora il gusto della tecnologia e delle armi. Ancora John Wayne. Ah, è una critica alla guerra? Ah, è un capolavoro? Quante cose scopro leggendo le recensioni su mymovies.it! A me sembra che ci sia ben poca differenza tra questo film e quello sui Berretti Verdi. La guerra spersonalizzata. I soldati americani sempre i più bravi e gli unici umani. Gli altri nemmeno vittime. Cose che esplodono, gli altri. Tanto, non sono americani. Ma perché invece di fare film critici sulle proprie guerre non smettono di farle? Prima ammazzano milioni di persone (è dai pellerossa che la storia si ripete) e poi fanno gli intellettuali rompiscatole che comunque salvano sempre e comunque la Grande America. Eh, no. Guerra, film, Oscar. Come li mettiamo, in ordine di importanza? Prima l'Oscar. Sono sempre tutti contenti, alla cerimonia. Tutti molto eleganti. Ci si chiede che cosa c'entri il cinema. Sono lì per una questione di narcisismo e soldi, non per l'arte. Poi viene il cinema. Ultima la guerra. Per gli americani non esiste nemmeno la guerra vera. Esiste solo quella del cinema e della televisione. La guerra vera non è elegante e non fa tutti contenti. Eppure continuano a farla. Mi è spiaciuto per Avatar.

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