giovedì 15 novembre 2012

PASSEROTTI 3

Ci sediamo in cerchio. Per fare teatro, non devono essere consapevoli solo dello spazio e del corpo, ma anche dei partner. Ci dev'essere una coscienza di gruppo e una conoscenza interpersonale che infonda fiducia e sicurezza. Chiedo loro di esprimere opinioni e impressioni sui compagni. Come al solito, c'è la spaccatura tra maschi e femmine. I maschi ridono, hanno sbalzi d'umore, si muovono senza motivo. Delle femmine i maschi dicono: è tranquilla, non so che cosa dire. L'analisi non è certo approfondita, non ne hanno gli strumenti. Ma li costringe a guardarsi in faccia e a ricordarsi gli uni degli altri.
Bene, al lavoro. Consegno le prime sei pagine di copione. Per un'ora leggiamo. La prima volta per orientarsi, la seconda per dare vita alle parole. Ai bambini non posso dire: esprimi perplessità, manifesta insicurezza con una voce incerta e spezzata, usa un registro sprezzante... Non funziona, non capiscono. Devo dare io l'esempio. Leggo ogni frase non solo con la voce, ma con il gesto, il movimento, la mimica facciale. Ecco, ora identificano con chiarezza che cosa c'è sotto le parole. Ripetono con l'atteggiamento appropriato, rendendo espressiva la lettura. Quando all'esempio unisco un quadro dello stato d'animo e della situazione, lo faccio con termini semplici e diretti.
Abbiamo ancora un quarto d'ora e facciamo una prova. Arrivano alcuni genitori e assistono. Non è una grande prova. Sono distratti e stanchi (sulle spalle hanno una giornata intera a scuola), ma soprattutto hanno il copione in mano. Li invito a memorizzare per metà dicembre, così organizziamo una prova "ufficiale".

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